Tiger! Shit!Tiger! Tiger!: alla scoperta dello shoegaze.

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Abbiamo intervistato il gruppo umbro Tiger! Shit! Tiger! Tiger! per farci raccontare la loro esperienza come band e la fascinazione per lo shoegaze

Venerdì 27 Gennaio, al Monk, è andata in scena la serata Adorable: a shoegaze fest. Il programma vedeva ospiti sul palco del club romano i Weird, gli Human Colonies e i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! (qui il link alla pagina facebook), tutti esponenti di spicco dello shoegaze italiano. Ora, per chi non fosse ferrato, lo shoegaze è un genere musicale nato sul finire degli anni ’80 i cui maggiori rappresentanti sono gruppi come My Bloody Valentine, Slowdive e Sonic Youth

LA STORIA

Le origini del nome di questo stile sono alquanto bizzarre. Il termine shoegaze, infatti, significa letteralmente “fissare lo sguardo sulle scarpe”. I musicisti, sul palco, dovevano costantemente controllare i pedali della chitarra, rivolgendo lo sguardo a terra. La parola, però, giunse in aiuto alla stampa musicale britannica anche per descrivere l’atteggiamento remissivo delle band durante i concerti. Lo shoegaze, infatti, è da sempre sinonimo di introversione. Le atmosfere del genere inseguono una dolcezza onirica e straniante. Non c’è la prepotenza del rock, né il misticismo della musica psichedelica, soltanto una costante tensione verso il mondo emotivo. Strano a dirsi, dato che il suono è spesso caratterizzato da chitarre mastodontiche e distorte. Lo shoegaze è rumoroso e, a volte, cacofonico, ma la confusione del sound intende soltanto essere il riflesso di una non meglio specificata confusione interiore. Per intenderci,  Kurt Cobain dei Nirvana era un grande fan dello shoegaze. Ad ogni modo, ecco qui un esempio di ciò di cui si sta parlando.

IL LASCITO

La storia del genere, originariamente, durò solo qualche anno. Col passare del tempo, però, orde di giovani musicisti si sono precipitati a recuperare il suono dei propri antenati musicali. Tanto che oggi esiste una rinnovata scena chiamata Nu Gaze. L’influenza dello shoegaze è rintracciabile in quasi tutto l’alternative-rock odierno. In Italia, questo stile ha iniziato ad attecchire sul serio solo all’inizio degli anni 2000, grazie alla rinascita della scena indipendente. Insieme al revival del post-punk, quello dello shoegaze rappresenta una delle principali tendenze della nostra musica indipendente.

I Tiger! Shit! Tiger! Tiger! sono umbri e girano già da molti anni. Il loro primo album, Be Yr Own Shit è del 2007 per l’etichetta To Lose La Track. Il loro ultimo lavoro Corners è invece uscito il 16 Gennaio, sempre per la stessa label. Nel corso della propria carriera, la band ha collezionato molti successi, prendendo parte a importanti festival (addirittura negli Stati Uniti) e partecipando alla colonna sonora di film e serie tv. Noi di Roma.ZON abbiamo deciso di farci due chiacchiere per ascoltare la loro esperienza.

Ciao! Arrivo dritto al sodo. Quando è nata la band? E come?

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Fonte: Pagina facebook Tiger!Shit!Tiger!Tiger

Diego: Siamo nati nel 2007, facendo un lungo di mese di prove per realizzare un disco su spinta di Luca Benni di To Lose La Track. L’etichetta era appena nata per promuovere gruppi umbri. Avevamo questi otto pezzi e Luca ci ha spinto a fare Be Yr Own Shit.

Avevate già un gruppo? Vi conoscevate già?

Giovanna: No, il gruppo non c’era. Nicola, il batterista, è mio fratello. Diego, invece, è il nostro migliore amico dai tempi del liceo. Lui era quello strano del liceo e quindi noi siamo stati calamitati naturalmente dentro al suo universo (ride).

Come avete trovato il nome?

Diego: Il nome è nato abbastanza casualmente. C’era da trovare un nome per fare un djset ad uno dei primi festival dell’etichetta To Lose La Track. Ci era venuto in mente questo accostamento di “tiger” e “shit” e da quasi dieci anni questo nome ci perseguita. Potevamo fare di meglio, ma non c’è stato verso!

Da cosa deriva la fascinazione per lo shoegaze?

Giovanna: Noi non siamo nati assolutamente come un gruppo shoegaze. Certi tipi di sonorità li abbiamo acquisiti nel corso dell’evoluzione che abbiamo avuto da Be Yr Own Shit ad oggi. Comunque, veniamo da tantissimi ascolti anche di quel genere.

Quali sono i vostri artisti preferiti?

Diego: No Age, Altro, Blonde Redhead. Anche i Sonic Youth.

Giovanna: Sì, anch’io sono un po’ “vecchiotta”. Mi piacciono i Dinosaur Jr. e i Built To Spill.

Nel nuovo disco avete sperimentato nuove sonorità?

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Giovanna: Siamo partiti dal disco precedente, Forever Young. Solo che era un po’ più ostico all’ascolto perché i pezzi erano molto più lunghi, molto più lisergici, e il muro di suono era molto più presente in tutto il disco. Forse era anche meno accessibile dal punto di vista delle sonorità. In Corners partiamo da lì, ma abbiamo lavorato molto di più sulla forma-canzone. È venuta fuori più melodia, mantenendo comunque l’impatto che abbiamo da sempre.

C’è un songwriter o scrivete i pezzi tutti insieme in sala prove?

Giovanna: Li scriviamo insieme. Molte idee le porta Diego ma diamo tutti il nostro contributo. Anche nei testi.

A proposito dei testi, destinate una cura particolare al lyrics?

Diego: Diciamo che nel disco precedente i testi seguivano molto di più la canzone. In Corners, invece, abbiamo cercato di trovare una storia per ogni pezzo. È un album più quadrato.

Qui il video di “Weird Times“, il primo singolo estratto da “Corners” (2017, To Lose La Track/Audioglobe/Miacameretta/Disk Union):