Ripartono i test d’ammissione nelle università romane tra il caos

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Come ogni anno ci si trova davanti ai fatidici test d’ammissione alle università. E come sempre le proteste continuano incessanti

Test d’ammissione che strazio

Non esiste un vero motivo per il quale i nostri ragazzi debbano ogni anno sopportare la tortura dei test d’ammissione ad accesso programmato. Una sfida, per alcuni. Una indimenticabile tortura, per altri. La verità sta sempre nel mezzo. A quanto dichiarato, poco meno di una settimana fa, dai vari istituti di statistica, l’ultima riforma universitaria è stata un vero fallimento. Meno laureati, meno iscritti. Ci vogliono, oramai, quasi il doppio degli anni previsti per vestire la corona d’alloro e non si arriva a tale traguardo prima dei 28 anni.

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Se solo si analizzasse quest’ultimo dato allora riusciremmo veramente a comprendere perché il nostro stato si trovi nelle circostanze in cui versa. In Italia si passa quasi un quarto della propria vita a studiare; con prospettive di maturazione bassissime e proiezioni sul futuro molto scarse. I test poi… un male insanabile della nostra epoca. Un intrigato imbocco che occorre percorrere per ‘sperare’ di riuscire a fare ciò che realmente si desidera. E se poi va male? Pazienza, sarà per l’anno prossimo.

Inizia la protesta

Dopo la sentenza del TAR della Lombardia, oramai è guerra aperta tra le organizzazioni universitarie e il Ministero dell’Istruzione. E’ stata infatti annunciata una piccola rivoluzione che potrebbe portare ad una vera e propria battaglia ideologica. Sono stati, infatti, annullati tutti i test alle facoltà umanistiche dell’Università Statale di Milano. Dove questa mattina si sono presentate in 30 persone. Una mossa rara che potrebbe alzare un polverone tale da riuscire a spazzare via, direi finalmente, le ammissioni a titolo selettivo. Il caos, come di consueto, è arrivato anche nella capitale dove, davanti ai presidi universitari dove si svolgevano i quiz, hanno manifestato varie organizzazioni studentesche. Le stesse che hanno aderito al flash mob organizzato di fronte all’università La Sapienza.

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Questo ha provocato forti disagi all’ordine pubblico, non risolvendo sicuramente nulla. Consideriamo che il nostro ordinamento prevede il diritto allo studio per tutti i propri cittadini. Ma se nessuno di noi può, veramente, scegliere liberamente la propria strada, dove finisce per sbattere la voglia di realizzazione? Una domanda che ha visto molte risposte negli anni, tra coloro che hanno deciso di mollare e quelli che hanno ripiegato su ciò che non era il loro obiettivo primario. Una distruzione dei sogni di tutti. Un topico e amareggiante ripiego. Senza considerare che le università, almeno quelle romane, prendono da ogni singola iscrizione ai test d’ammissione dai 25 ai 50 euro; non male vero? Se si sommano poi ai migliaia di candidati allora capiamo perché si spinga perché non vengano aboliti. Forse serve questo per far rimpolpare le casse dei nostri atenei falliti.

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