“Sulla mia pelle”, a Venezia il film sulla morte di Stefano Cucchi

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Grande successo a Venezia per “Sulla mia pelle”, il film sulla morte di Stefano Cucchi. La pellicola apre la sezione “Orizzonti” ed uscirà nelle sale il 12 settembre 2018. La commozione e la dedica di Ilaria Cucchi a Salvini

Tu sei un atto d’accusa vivente, sì, vivente, contro quel modo di pensare ignorante e violento. Tu che di violenza sei morto. Ti abbraccio forte forte. Come hanno abbracciato me“. Queste le parole che Ilaria Cucchi ha espresso su Facebook, in occasione della presentazione a Venezia del film sugli ultimi giorni di vita di suo fratello Stefano.

Il film

“Sulla mia pelle” è il titolo del film diretto da Alessio Cremonini che ripercorre gli ultimi sei giorni di vita di Stefano Cucchi e la sua morte nel carcere di Regina Coeli a Roma mentre era in custodia cautelare per detenzione di sostante stupefacenti. Sette minuti di applausi ieri sera, alla presentazione in anteprima alla 75 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, del film sul caso che ha spaccato l’opinione pubblica. La pellicola ha aperto la sezione “Orizzonti” e uscirà nelle sale dei cinema e su Netflix il 12 settembre 2018.

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Il caso Cucchi

È spaventoso che chiunque si sia trovato a tu per tu con questa storia si sia voltato dall’altra parte“,  così ha dichiarato Alessandro Borghi, l’attore che ha vestito i panni di Stefano Cucchi.

“Sulla mia pelle” racconta quindi i giorni immediatamente precedenti quel 22 ottobre 2009, quando il giovane Stefano Cucchi è morto dopo sei giorni di arresto. Il caso è uno dei più famosi in Italia in materia di abusi delle forze dell’ordine in carcere, grazie alla battaglia portata avanti dalla sorella Ilaria.
La famiglia di Cucchi ha vissuto ben sette anni di processi, che hanno visto oltre 40 udienze, insieme a perizie, maxi perizie, centinaia di testimoni e decine di consulenti tecnici ascoltati. Tuttavia la verità resta ancora lontana dalle aule di tribunale. Ed è proprio di verità che parla Borghi: “Spero che il cinema possa essere uno strumento per fare informazione, per riflettere e per ricercare la verità. Cercheremo di far aprire gli occhi a chi ancora, per qualche motivo, non è riuscito a farlo”, ha detto l’attore.

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“Un film che racconta, non giudica”

Nonostante l’atteso rumore mediatico che il film ha portato con se, Cremonini ci tiene a sottolineare che il suo è “un film che racconta e non giudica”. “Abbiamo studiato accuratamente i verbali, le testimonianze, anche per provare a capire chi avesse interesse a portare acqua al proprio mulino e chi no“, continua il regista.
Non bisogna dimenticare, infatti, che il processo Cucchi è ancora in corso e la verità riportata dal film non è ancora stata attestata dalla Giustizia Italiana. Al contrario, i poliziotti penitenziari indagati sono stati assolti nei primi due gradi di giudizio. Proprio per questo, la presentazione del film ha provocato subito lo sdegno dei sindacati delle forze dell’ordine che lamentano “l’ennesima storia di ordinaria criminalizzazione di chi veste una divisa”. Parole dure arrivano, inoltre, per quanto riguarda la produzione del film, costata 600 mila euro, a cui forse lo Stato avrebbe contribuito.

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La dedica a Salvini

Infine, Ilaria Cucchi, interpretata nel film da Jasmine Trinca,dopo la presentazione della pellicola ha voluto esprimere una dedica. In primis a suo fratello e poi al Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Questo film – ha dichiarato- lo voglio dedicare a Salvini e a tutti coloro che si auguravano e continuano ad augurarsi che di questa storia e di tante storie come le nostre non se ne parli più“.
Chiedo a lui un incontro pubblico che non accetterà mai -continua Cucchi- perché in campagna elettorale ha affermato che gli faccio schifo. Dopo aver visto il film e rivissuto quello che Stefano ha subito, non posso dimenticare quando Salvini ha detto che una eventuale legge sulla tortura avrebbe legato le mani alle forze dell’ordine e che in caso di fermo qualche sberla ci sta e se qualcuno si fa male pazienza. Una frase del genere detta dal ministro degli Interni è inaccettabile“.

Dopo lunghi anni di vicende giudiziarie, di processi pendenti e di scontri mediatici, il nome di Cucchi rimane ancora per molti emblema di verità negata o nascosta e di quello che chiamano “omicidio di Stato”.