Roma, timbravano badge e via. I dipendenti assenteisti del museo rischiano processo

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Rischiano il processo nove dipendenti del Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari di Roma sospesi dal servizio in gennaio perché sorpresi a timbrare il badge, salvo poi abbandonare il posto di lavoro.

LA VICENDA – Gli assenteisti del museo romano furono smascherati lo scorso gennaio dai carabinieri del Comando Provinciale e nei loro confronti scattò la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per la durata di un anno. I fatti per i quali sono indagati risalgono al periodo che va dal 3 al 24 febbraio del 2015.

RINVIO A GIUDIZIO – Adesso si avvia a conclusione l’inchiesta del pm Stefano Rocco Fava. Ai nove assenteisti, infatti, sarà notificato l’avviso che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. Per i nove indagati le accuse sono, a vario titolo, quelle di falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato, false attestazioni e certificazioni. assenteisti

 

RIPRESE VIDEO E PEDINAMENTO – L’indagine, denominata ‘Museum’, era stata svolta attraverso servizi di osservazione, pedinamento e controllo, con riprese con videocamere poste in punti strategici del museo, consentendo di accertare le truffe perpetrate dagli indagati: quasi sistematicamente, dopo aver marcato la presenza col badge, i nove dipendenti, di età compresa tra i 43 e i 65 anni, si allontanavano dal posto di lavoro oppure timbravano per conto di altri colleghi che arrivavano più tardi o che addirittura non si presentavano al lavoro.

TIMBRAVANO E VIA – Tra i casi più palesi i militari che indagavano sulla vicenda scoprirono una dipendente che durante l’orario di lavoro in realtà andava nel negozio di frutta e verdura del marito, mentre un altro dipendente del museo andava regolarmente a giocare in un centro di scommesse sportive della zona.

ACCUSATA LA DIRIGENTE – Tutto questo è ricaduto immancabilmente nella reputazione della dirigente Maura Picciau, accusata, tra l’altro, di non aver esercitato i controlli per impedire ai “furbetti” di fare il proprio comodo. La sua posizione è stata stralciata poiché pende in Cassazione un ricorso della procura contro il rigetto della richiesta di emissione di una misura interdittiva.