Una Roma assediata si stringe ma non si spezza

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Nel 60° anniversario dei Trattati di Roma una città assediata in difesa riporta un bilancio sbalorditivo. La capitale è protagonista di una giornata storica

Zero morti, zero feriti, zero scontri. Questo è il resoconto di una Roma assediata per motivi di sicurezza. Solo il fermo di 122 manifestanti e il lancio di qualche fumogeno rappresentano un piccolo neo di una giornata praticamente perfetta. Per i 60 anni dei Trattati di Roma ci si aspettava di tutto. Sullo sfondo la città eterna, in cornice tante perplessità ed incertezze. Queste avevano allarmato e spaventato i capi della sicurezza del nostro paese. In particolare il ministro dell’interno Marco Minniti che, anche dopo gli ultimi eventi di Londra, aveva affermato piena “libertà di manifestare ma linea dura con i violenti”. ‘Il ministro di ferro‘ era stato soprannominato, ma non si sbagliava. Grazie all’impiego di circa 7 mila agenti , diversi cecchini, 15 km di transenne antisfondamento, 300 mezzi blindati, no fly zone, metro chiuse e il divieto d’ingresso ai camion; una Roma settorializzata vince la sfida della sicurezza.

La Giornata

In un panorama singolare per l’Italia, europeisti ed anti-euro hanno manifestato insieme. Gli ideali personali non hanno sopraffatto i nostri cittadini. Prima di tutto si sono sentiti appartenere a questo paese, preservandone l’identità. Le diverse ideologie, le bandiere ed i colori si sono fusi, pur rimanendo fedeli ai propri valori, creando un clima di democrazia pura. Per l’anniversario che richiamava alla storia l’Europa, gli Italiani hanno voluto potersi esprimere con ordine e libertà. Sono stati 6 i cortei che hanno accompagnato le celebrazioni che si svolgevano nei nostri palazzi istituzionali. Ma nessuno di questi ha visto uscir fuori un istinto violento, la voglia di far valere le proprie ragioni questa volta era troppo forte. Hanno vinto tutti.

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Le parole di Virginia Raggi

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Mentre Varoufackis e signora sfilano in un corteo da loro organizzato, la sindaca Raggi si appresta ad accogliere i 27 capi di stato dell’unione. L’incontro si è aperto con un discorso della stessa prima cittadina che in un clima di distensione e piena autorevolezza ha solennemente affermato:

“Sono onorata di darvi il be nvenuto. Sessanta anni fa qui prese il via una avventura straordinaria. I padri fondatori della Comunità Europea – animati da uno spirito rivoluzionario non scontato – misero da parte le distanze tra Stati che avevano portato alla guerra. E diedero vita ad un progetto visionario con l’obiettivo di garantire pace e benessere agli Europei. Questa Europa non poteva realizzarsi in un giorno. Dobbiamo realizzarla noi, dobbiamo realizzare una comunità solidale. Stare insieme richiede impegno, soprattutto dopo anni segnati da una violenta crisi finanziaria che ha messo a nudo errori. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerli e rilanciare la sfida: la finanza non è tutto. E nessuno deve rimanere indietro“.

E conclude dicendo:

“Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. Vanno tenute in conto le attese dei cittadini. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa”.

Le parole di Gentiloni

Viene così il turno del nostro presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, che con agio e istituzionalità cavalca la storia del nostro continente. Evidenzia i lati bui del nostro passato e cerca di motivare le linee del futuro, criticando e proponendo alcune soluzioni:

“Non possiamo – ammoniva Jean Monnet – dichiara-fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento. Purtroppo lo abbiamo fatto. Ci siamo fermati. Ha fatto riaffiorare chiusure nazionalistiche che pensavamo consegnate agli archivi della storia. Abbiamo la forza delle nostre leggi, della democrazia e della libertà. Abbiamo bisogno di crescita e investimenti, politiche migratorie comuni. Serve il coraggio di voltare pagina, abbandonando una economia fatta di piccole logiche, una cooperazione rafforzata, di mettere al centro i valori comuni. Ripartire per dare fiducia ai nostri concittadini.”

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Fonte:www.lavocedinewyork.com

La firma dei Trattati

E’ così proseguita la cerimonia che ha visto i capi di stato mettersi nuovamente davanti al documento del 57′. Nella stessa sala, la Orazi e Curiazi,  in cui si firmarono i trattati, sono state nuovamente apposte tutte e 27 le firme per rilanciare nei prossimi 10 anni l’integrazione europea. “I 27 devono ora dimostrare di essere i leader di quest’Europa”, ha avvertito il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Per Juncker invece “Ci sarà un 100° anniversario dell’Ue”.

L’intervento di Mattarella e Tajani

E in un clima di forte unione tutti i leader si sono poi spostati il Quirinale, ospiti del capo di stato Sergio Mattarella che è intervenuto dicendo:

“Il nostro ideale di libertà e democrazia è sotto attacco il terrorismo ha colpito di nuovo una delle capitali d’Europa, Londra. Serve una grande mobilitazione e un’incisiva azione comune per rispondere fermamente a queste minacce. Nella dichiarazione che avete firmato si ribadisce che il nostro futuro si identifica con il nostro essere insieme. Le linee sono chiare, un’Europa sicura, prospera, portatrice di pace e protagonista sul piano internazionale. Ma dobbiamo concludere con sincerità che l’attuale architettura europea deve essere ripensata. Dobbiamo serrare i ranghi della nostra Unione per renderla più competitiva. Oggi inizia una fase costituente che sarà feconda”.

Importanti anche le parole del neo presidente del parlamento europeo Tajani che ha spiegato come “l’Europa va cambiata, ma non distrutta. Da quando è nata l’Unione europea – spiega – il nostro Pil è cresciuto rispetto a quello americano, sono stati creati milioni di posti di lavoro. Ma dobbiamo completare questo grande cantiere e liberare il potenziale inespresso. Non siamo stanchi e dobbiamo migliorare”.

Momenti da sottolineare

Naturalmente una giornata del genere non poteva che lasciare alcuni frammenti che faranno discutere. Molto singolare è stato il primo incontro tra la sindaca di Roma ed Angela Merkel. La cancelliera tedesca alle porte del Campidoglio, presiedute in accoglienza dalla Raggi, si è lasciata ad un osservazione che suonava maliziosa; “Lei è la sindaca?”, chiede vedendo la fascia tricolore. Il primo cittadino disorientata ride ed annuisce. Poi la foto di rito: “Ci stringiamo la mano?”, “Come vuole…”, aggiunge la Merkel.

Altro momento è stato quello della leader polacca Beata Szyd che prima di firmare tentenna un attimo,  poi poggia la penna sul foglio e con le braccia aperte afferma che non c’è nulla di cui avere paura. Sono piovute anche molte critiche per la ‘censura’ fatta dalla Rai durante il discorso della sindaca romana.

Il resoconto di Minniti e Alfano

Non c’è miglior modo per riassumere questa giornata storica per la capitale d’Italia e per tutta l’Europa, se non con le parole del Ministro degli Interni Minniti

“Un grazie di cuore alle donne e agli uomini delle Forze di Polizia che hanno consentito che questo importante anniversario potesse svolgersi in assoluta serenità. Consentendo a tutti di poter manifestare liberamente le proprie opinioni”.

E quelle del Ministro degli Esteri:

“Si è conclusa una grande giornata, una grande festa per noi tutti, che confidiamo sia anche di buon auspicio per i tempi che verranno. L’Italia come palcoscenico d’Europa, una Europa vera, viva, forte, solidale, sicura”.