Rifiuti tossici nel campo nomadi, in manette una famiglia rom

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Repubblica.it

Un business da migliaia di euro con sede in un campo nomadi di Roma Nord. Indagata un’intera famiglia rom per traffico e stoccaggio abusivo di rifiuti pericolosi

Avevano messo in piedi una vera attività criminale con sede nel famoso campo nomadi “Camping River” (XV Municipio), dove dimoravano. La specialità della casa era il traffico di rifiuti tossici, ritirati e stoccati indisturbatamente dietro la propria abitazione. Denunciata dalla Polizia Locale una famiglia di origine rumena.

La scoperta

Padre, madre e figlio di 21 anni. Il traffico di rifiuti pericolosi era l’attività di famiglia, con un giro d’affari da 100.000 euro.
Le indagini del Gruppo SPE (Sicurezza Pubblica Emergenziale) della Polizia Locale di Roma Capitale, sono iniziate a marzo, quando una pattuglia ha intercettato un furgone diretto proprio al “Camping River” di via Tenuta Piccirilli. All’interno del mezzo è stato scoperto un carico di batterie esauste per auto pronte per essere stoccate. Da qui è subito scattata la denuncia per il conducente e il sequestro del mezzo.

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Il Corriere della Città

“L’ oro sporco” del campo nomadi

Le indagini, però, non si sono fermate qui; anzi. Gli inquirenti hanno portato avanti una complessa attività investigativa che li ha portati alla scoperta di un massiccio traffico di rifiuti pericolosi. Un’attività criminale che prevedeva lo smistamento e lo stoccaggio illegale di materiali tossici, con un flusso di 130 tonnellate solo negli ultimi 6 mesi. La famiglia nomade e il campo nel quale risiedevano sono stati indicati come il centro operativo di una rete di depositi in tutta Roma e dintorni, gestiti abusivamente attraverso società intestate agli indagati e operanti sia in Italia che in Romania. Ulteriori indagini sono ancora in corso, mentre sono stati sollevati dubbi anche riguardo la situazione finanziaria della famiglia indagata che si è sempre dichiarata nullatenente.

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Il Giornale

La situazione del Camping River

Questa vicenda, inoltre, si inserisce in una questione più ampia, che riguarda la chiusura dello stesso campo nomadi in cui risiedeva il nucleo familiare.
Il “Camping River”, infatti, da alcune settimane è luogo di grande fervore mediatico. Il motivo? La sua chiusura. Programmata per settembre 2017, la chiusura e il ricollocamento delle famiglie nomadi è slittata ora al 30 giugno 2018. Nonostante gli ultimatum, però, il primo campo nomadi chiuso dall’amministrazione Raggi sembra ancora lontano dall’esserlo davvero. Alcune famiglie non hanno intenzione di lasciare i moduli abitativi del Comune (la scadenza per i residenti era il 15 giugno 2018), mentre serie difficoltà si incontrano per trovare un posto per il ricollocamento delle strutture.

Di certo nei prossimi giorni, con la scadenza che si avvicina, la questione avrà ancora modo di attirare i riflettori e l’attenzione su di sé e sulle sue intricate dinamiche interne.