Martinelli presenta Ustica: un film, un interrogativo, un complotto

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Martinelli
foto di Giulia Utano

In occasione di Cinecastello, una piccola rassegna cinematografica organizzata a Bolsena, in piazza dell’Orologio dal 25 al 31 luglio, il regista Renzo Martinelli presenta il suo film Ustica, ragionando sulla vicenda della strage che, ancora oggi, resta un mistero

Un evento piccolo ma ben congegnato il “Cinecastello” di Bolsena che ha permesso, nella graziosa cornice della piazza castellana dell’Orologio, la proiezione di alcune pellicole selezionate, con la presentazione dei registi Max Croci, Renzo Martinelli, Volfango De Biasi, Alessandro Valori, degli attori Pasquale Patrolo in arte Lillo e Maria Rosaria Omaggio, e dello scrittore Franco Grattarola.Ustica Abbiamo assistito, il 27 luglio, alla proiezione di Ustica, film del 2016 del regista Renzo Martinelli che intende raccontare la strage che portò, il 27 giugno 1980, alla morte di 81 persone, coinvolte nell’incidente aereo in cui un mezzo della linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all’improvviso e cadde nel braccio di mare compreso tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza.

A presentare Ustica il regista, Renzo Martinelli, accigliato e serio, che racconta la sua tesi con vera convinzione, esaminando assieme al pubblico tutti gli elementi che hanno portato all’elaborazione del film-inchiesta

“Ve la faccio breve: tutti i quotidiani italiani, tutti, con titoli a cinque colonne, parlano di collisione. Ormai è certo, c’è una collisione. Un caccia americano sperona il DC-9 (…) La Rai manda in onda un servizio in cui dice: c’è una collisione di volo tra un caccia americano e un DC-9, tutte le vittime ripescate hanno il timpano destro perforato, vengono rivenuti in mare pezzi del caccia assieme ai cadaveri. La Rai, con il disegno.

Il disegno che vedrete nel film è vero, è del servizio Rai: il DC-9 è toccato dal caccia. Lì ti cascan le braccia: com’è che per cinque o sei giorni  questa verità emerge in modo così incontrovertibile e poi improvvisamente sparisce e nascono una ridda di ipotesi: cedimento strutturale, un vecchio aereo che è ceduto da solo; la bomba, il missile, francesi, americani, Gheddafi.

Quindi voi capite che si mette in moto una Ragion di Stato che impedisce a una verità di affiorare. Io ve la faccio breve, l’aereo cade alle 9.00 di sera. Il giorno dopo , all’alba, affiorano i primi cadaveri cioè nel mar Tirreno galleggiano i primi cadaveri. Assieme ai cadaveri, quindi contestualmente, ripescano un pezzo di lamiera  due metri per dieci di un caccia americano, il seggiolino eiettabile, un paracadute, la cintura del pilota e il salvagente con la scritta US Navy, ci son le foto.

È incontestabile. Domanda: che ci fanno questi pezzi in mare assieme al DC-9, non ci dovrebbero essere! Quindi voi capite come una verità clamorosamente chiara improvvisamente sparisce”

Moltissimi sono effettivamente i punti non chiari o mistificati, che hanno fatto di questa Strage uno dei più grandi misteri insoluti della storia dell’Italia contemporanea, su cui ancora oggi ci si interroga.

Le ipotesi più accreditate, diffuse anche a partire dalle dichiarazioni fatte nel 2007 dall’ex-Presidente della Repubblica Cossiga, Presidente del Consiglio all’epoca della Strage – che ha dichiarato che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile «a risonanza e non a impatto», lanciato da un velivolo dell’Aéronavale decollato dalla portaerei Clemenceau, e che furono i servizi segreti italiani ad informare lui e l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato dell’accaduto – sono:

  • il DC-9 sarebbe stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un aereo militare;
  • sarebbe avvenuto un cedimento strutturale;
  • sarebbe esplosa una bomba, probabilmente posta nella toilette.

Il regista, al termine della proiezione, si è dedicato ad avvalorare la tesi riportata nel suo film, semartinellicondo cui l’aereo civile sarebbe stato colpito da un caccia americano intento ad inseguire un MiG Libico, e a smontare accuratamente ognuna delle altre ipotesi formulate e portate avanti ufficiosamente fino ad oggi insistendo, grazie anche a tutti gli studi da lui compiuti con l’ausilio di personale tecnico e militare, che i missili aria-aria hanno una potenza esplosiva troppo esigua per abbattere un aereo di tali dimensioni e che le analisi compiute sui reperti hanno indicato che l’aereo si è spaccato a metà e non è esploso a causa di un ordigno ( fatto dimostrato anche dall’assenza di “lamiere piegate” o prove analoghe).

Le indagini ufficiali per la Strage di Ustica si conclusero il 31 agosto 1999, con l’ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento, un documento che escludeva le ipotesi della bomba e del cedimento strutturale, imputando a cause esterne al velivolo il suo abbattimento, senza però attribuire a nessuno in particolare la Strage.

«L’inchiesta», si legge nel documento, «è stata ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell’ambito dell’aeronautica militare italiana che della NATO, le quali hanno avuto l’effetto di inquinare o nascondere informazioni su quanto accaduto».

L’ordinanza-sentenza concludeva:

« L’incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. »

Molte sono le inquietanti incongruenze, a partire dalle dichiarazioni discordanti dei radaristi per finire alle morti “sospette” 

« La maggior parte dei decessi che molti hanno definito sospetti, di sospetto non hanno alcunché. Nei casi che restano si dovrà approfondire […] giacché appare sufficientemente certo che coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati. »

(Ordinanza-sentenza Priore, capo 4, pag. 4674)

come quella del Maresciallo Mario Alberto Dettori, trovato impiccato il 31 marzo 1987 in un modo definito dalla Polizia Scientifica innaturale, che secondo alcuni indizi si sarebbe trovato in servizio nella sera della Strage presso il Radar di Poggio Ballone (GR) iniziando a soffrire di manie di persecuzione dopo il fatto; quella del maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, di turno la mattina del 18 luglio 1980,  in cui il MiG libico si sarebbe schiantato sulla Sila, e quelle di molte altre personalità che hanno avuto a che fare con la Strage e che sono scomparse in circostanze sospette: il colonnello Tedoldi, il capitano Maurizio Gari, il sindaco di Grosseto (sede del Radar principale di Poggio Ballone) Finetti, il maresciallo Zammarelli, i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, il maresciallo Muzio, il tenente colonnello Marcucci, il maresciallo Pagliara, il generale Boemio e il maggiore medico Totaro.

Durante la visione del film emergono alcuni particolari che appaiono forse un po’ macchinosi, come ad esempio quello del ritrovamento, da parte di una delle protagoniste, di una pergamena con una scritta in arabo dell’occupante dell’aereo che chiede al suo Dio di perdonarlo per l’aver provocato la morte di persone innocenti. Alla fine della proiezione il regista ha spiegato che tutti quei particolari sono stati ricostruiti su prove esistenti, e che quindi non sono artifici retorici ma una ricostruzione verosimile dei fatti che ruotano attorno alla vicenda.

Martinelli insiste su un punto: nessuno ha voluto presentare il suo film in televisione fatto che, a prescindere dalla qualità intrinseca della pellicola, dovrebbe far pensare.

La serata si conclude con la riflessione del regista sull’ingerenza di una Ragion di Stato italiana oppressiva, che sigilla e nasconde al pubblico, nel suo nome, una gran quantità di informazioni, dando origine a quei sinistri accadimenti che rimangono ancora oggi misteri insoluti.