Marino condannato in secondo grado per peculato e falso

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Marino
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L’ex sindaco Marino è stato condannato a due anni in secondo usa di peculato e falso. Confermata invece l’assoluzione riguardo la vicenda della Onlus Immagine.

Dopo essere stato assolto in primo grado, Ignazio Marino, ex sindaco della Capitale, è stato condannato a due anni in secondo grado per peculato e falso. Le accuse di peculato fanno riferimento alla vicenda delle cene consumate quando era ancora a capo dell’amministrazione e pagate con la carta di credito del Campidoglio. Marino era anche accusato per truffa ma, in questo caso, la corte ha confermato l’assoluzione, già stabilita in primo grado. La decisione è arrivata dopo due ore di camera di consiglio.

Le accuse

Sono ben 56 le cene in questione che vengono contestate, per un totale di circa 12.700 euro spesi a cavallo tra il 2013 e il 2015. Sempre secondo l’accusa, Marino aveva dato indicazioni alla sua segretaria affinché venissero inserite informazioni non veritiere. I ristoranti preferiti dall’ex sindaco si trovavano a Roma, ma anche a Milano, Genova, Firenze, Torino. Per gli inquirenti, questi ristoranti impartivano disposizioni al personale addetto alla sua segreteria al fine di formulare dichiarazioni giustificative per le spese delle cene. La necessità era quella di inserire indicazioni che confermassero la natura istituzionale dell’evento. Cosi facendo, Marino avrebbe indotto il personale della segreteria del Campidoglio a formulare atti pubblici contenenti fatti non veri.

L’assoluzione

Marino, inoltre, era anche indagato per la gestione dell’Onlus Imagine. Si tratta di una struttura che si occupava di inviare aiuti sanitari ai paesi in via di sviluppo. Secondo l’accusa, tale struttura avrebbe messo in atto, a cavallo tra il 2012 e il 2014, delle assunzioni fittizie con soggetti inesistenti, truffando così l’Inps. In questo caso però, è stata confermata l’assoluzione, già stabilita in primo grado.

La reazione

“Una sentenza dal sapore politico, proprio nel momento in cui si avvicinano importanti scadenze elettorali per il paese e per la Regione Lazio“, afferma Marino. “In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza, ma solo incontri privati. Un dato che contrasta con la più ovvia e logica realtà. So di non aver speso mai un euro per fini privati”. L’ex primo cittadino si proietta poi verso la Cassazione, affermando che continuerà la sua battaglia per la verità e la giustizia.