L’Arte del Gandhara a Roma

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Gandhara

Al Museo Nazionale di Arte Orientale a Roma sono ospitati alcuni tra i più rari elementi artistici provenienti dal Regno di Gandhāra

Roma nasconde, tra le bellezze dell’architettura e le perle d’arte italiana ed europea, anche elementi preziosissimi provenienti da luoghi lontani. Spesso tralasciate dai turisti, che cercano di impegnare il tempo del loro soggiorno per visitare luoghi caratteristici della Capitale, queste magnifiche opere rimangono alla portata dei soli appassionati, che vengono a sapere della loro esistenza grazie a ricerche personali o studi dedicati.

Il Museo Nazionale di Arte Orientale “Giuseppe Tucci” in Via del Collegio Romano 27, ad esempio cela, nel suo percorso espositivo, una sezione dedicata all’arte del Regno di Gandhāra (sanscrito: गन्धार urdu: گندھارا Gandḥārā; noto anche come Waihind in persiano)  un territorio di confine tra gli attuali Pakistan ed Afghanistan, esistente tra il I e il IV-V secolo d.C.

La particolarità che risiede nelle opere ospitate da questa sezione del polo museale sta nella corrente figurativa, il cui contenuto affronta soprattutto l’argomento buddhista e il cui stile presenta elementi provenienti dalla cultura classica (ellenistico-romani) oltre che indiani, iranici e centroasiatici.

Elaborata soprattutto in schisto, calcare, stucco e argilla cruda, la produzione di questa corrente (detta, generalmente, arte del  Gandhāra) ha coinvolto, oltre che la scultura, anche l’architettura e la pittura.

La presenza di elementi occidentali in quest’area a Nord-Ovest dell’India è da imputare alle influenze provenienti dalle conquiste di Alessandro, le quali aggiunsero l’ingrediente classico a quello che era già un impasto culturale di India, Iran e Asia Centrale.

Dopo Alessandro, gli Indo-Greci che governarono nelle regioni dell’antico Nord-Ovest indiano tra la prima metà del II secolo a.C. ed i primi decenni del I secolo d.C.  mantennero in atto la relazione tra l’India e la Grecia, presto arricchita dal sopraggiungere di popolazioni di stirpe iranica: i Saka, gli Indo-Parti e i Kushana.
Nel I secolo a.C.  la componente ellenistica era ormai così naturalizzata nel patrimonio culturale di queste regioni da potersi fare strumento di espressione dei diversi linguaggi formali, simbolici e filosofici senza per questo snaturare le proprie origini.

Gli scavi della Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO  (oggi IsIAO) nella Valle dello Swat (Pakistan), fiorisce l’“arte del Gandhara” hanno testimoniato, con le loro scoperte, l’ ellenizzazione profonda e la compenetrazione tra le due culture radicalmente diverse.
Sotto l’impero dei Kushana, la grande dinastia di origine iranica che governò nelle aree del Nord-Ovest indiano tra la seconda metà del I e il III secolo d.C., questa arte raggiunse dunque il suo maggiore splendore, aggiungendo alla componente ellenistica nuovi elementi del mondo romano.

Per approfondire in senso storico ed artistico questa esposizione è sufficiente andare sulla pagina dedicata, sul Sito del Museo.