GRAArt: la street art colora il Grande Raccordo Anulare

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GRAArt
Foto: www.artribune.com

GRAArt è un progetto di Arte Contemporanea Urbana che ripercorre la storia e il mito di Roma attraverso opere di Urban Art realizzate da artisti provenienti da varie parti del mondo sulle pareti del Grande Raccordo Anulare

Il progetto GRAArt sottolinea la ricchezza culturale ed artistica della Città Eterna e valorizza le storie di cui si è resa protagonista nei secoli. I murales di GRAArt, dipinti in zone periferiche di Roma, sono indissolubilmente legati a miti, leggende ed aneddoti che interessano quelle specifiche aree della città.

ANAS, grazie al progetto GRAArt ideato da David Diavù Vecchiato e realizzato dallo staff di MURo, accoglie ora gli automobilisti che escono dal Grande Raccordo Anulare, con opere d’arte che trasmettono un forte messaggio di “Benvenuti a Roma”.

Di seguito, la descrizione di alcuni di questi murales colorati:

LA VITA E LA MORTE

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Foto: stradafacendo.tgcom24.it

La via Appia, che è la strada dei sepolcri e dei mausolei, ma anche della celebrazione della vita dei campi, è poco distante dal muro dipinto da Camilla Falsini. L’artista ha scelto il simbolo ideale dei bucrani, teschi di animali riprodotti come elementi decorativi sui mausolei e sugli altari sacrificali.

Questi quattro enormi personaggi dalla testa d’ossa si presentano all’osservatore come due fazioni opposte che si stanno contendendo tre fiori, dipinti al centro del muro.
Il riferimento storico è ai due eserciti di Massenzio e di Costantino, che sembrano fronteggiarsi per la conquista delle insegne imperiali.

Le lacrime di sangue che fuoriescono dai bucrani e formano un mare rosso alla base del murale simboleggiano il sacrificio di Massenzio e la vittoria di una nuova Roma cristiana. Il richiamo è anche al sangue dei buoi che veniva sparso nei campi come benedizione pagana per augurare fertilità.

IL MARTIRIO DI RUFINA E SECONDA

GRAArt
Foto: www.artribune.com

Il secondo murales è realizzato da Lucamaleonte. In quest’opera, l’artista sceglie di isolare ed ingigantire il piccolo dettaglio del dipinto di epoca barocca che ha usato come ispirazione.

Le mani legate sono infatti un particolare dell’opera del 1625Martirio delle sante Rufina e Seconda”, nota anche come il “Quadro delle tre mani” perché dipinta da tre diversi artisti: Giovanni Battista Crespi, Francesco Mazzucchelli e Giulio Cesare Procaccini.

Il riferimento è al martirio delle due sorelle cristiane, avvenuto secondo la tradizione agiografica in questa zona di Roma nel 257 d.C. Su condanna a morte emessa dal prefetto Giunio Donato per conto dell’imperatore Publio Licinio Valeriano, le donne furono dapprima torturate per costringerle ad abiurare la loro fede, poi uccise.

La leggenda racconta che la matrona romana Plautilla sognò il luogo ove erano sepolte, trovò i corpi e là fu dedicata loro una Basilica. Dopo la distruzione nel Medioevo, i corpi sarebbero stati trasferiti nel Battistero lateranense.

L’artista sottolinea che quell’atroce crimine è avvenuto proprio in quel luogo, che percorrono continuamente passivi osservatori, riportando alla luce, tramite quest’immagine-icona, un avvenimento della Cristianità.

Maggiori info al sito ufficiale del progetto.