Edin Dzeko: tutte le contraddizioni del centravanti bosniaco

0
dzeko

Due gol in campionato, cinque in Champions League. Una prima stagione nemmeno in doppia cifra, la seconda da capocannoniere e sfiorando le trenta reti per Dzeko

Tutto questo, ma non solo, è Edin Dzeko. Uno dei centravanti meno etichettabili e collocabili nel panorama mondiale, sia da un punto di vista tecnico che tattico, fino all’aspetto mentale: probabilmente, quest’ultimo, il più controverso della punta bosniaca.

Da quando è arrivato a Roma, non si è smesso di parlar di lui, fa continuamente discutere. Si ama o si odia, o meglio, prima si odia e poi si ama. Per quel modo un po’ così di stare in campo, fra l’indolente ed il superficiale come spesso sottolineato da Di Francesco.

E poi, l’attimo dopo, ti fa pentire di avergli imprecato contro, quando si inventa dal nulla una giocata che nemmeno altri avrebbero pensato. Perché è chiaro il tipo di giocatore che si ha di fronte, come chiari sono i paragoni e gli accostamenti che evoca: spilungone, capace di far gol e assist, reparto da solo e soprattutto una tecnica che raramente si abbina a quella stazza.

Gente così è passata dal nostro campionato, Van Basten prima, Ibrahimovic poi: Dzeko si colloca esattamente in quella ristretta cerchia di giocatori che li vedi in un modo e sono tutt’altro. Capaci di farti tre gol in una partita e restare a secco per le successive quattro, con prestazioni al limite dell’irritazione.

L’arrivo a Roma ad esempio, il primo anno fallimentare (come ha spiegato lo stesso Dzeko in una intervista a CalcioWeb), subissato da fischi e perplessità che solo la successiva annata da quasi 30 gol è riuscita a cancellare, eppure non del tutto.

Perché qualcuno continua a criticarlo, lo scorso anno è sceso a 16 in A, ma è stato splendido protagonista della storica cavalcata in Champions dei giallorossi, autore magnifico della rimonta col Barcellona. Poi, è tornato a mancare nel momento importante, in cui conserva una certa incostanza e forza mentale. Quest’anno, ancora contraddittorio: rendimento diametralmente opposto fra A, con 2 gol e coppe, ben 5.

Uno studio esclusivo sui bomber della Serie A elaborato da Bwin testimonia quanto ami prendere il ritmo man mano che segna, nel 44% dei casi riesce a dar seguito a strisce positive, in cui segna almeno 4 gol in 5 partite: uno di quelli che quando iniziano non smettono più di buttarla dentro, ma al contempo si prende anche lunghe pause. Non come Ilicic, caso limite, capace di non segnare per 31 partite e poi di colpo prendersi la doppia cifra, a Palermo prima e a Bergamo poi.

I vari Icardi, Immobile, Mertens e soprattutto Dybala sono i giocatori più capaci di dar seguito a lunghe strisce positive, ripetute nel tempo. Piatek è stato l’exploit stagionale, in rete per 7 partite di fila, non riuscendo però a impensierire il record incredibile di Batistuta, in gol per ben 11 partite di fila. L’ultima striscia realizzativa tanto lunga fu di Matri, otto stagioni fa, quando ancora indossava la maglia del Cagliari, prima di passare alla Juventus.