Di Francesco, colpevole solo di aver fatto il possibile…

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Tra scelte obbligate e sfortune che si ripetono, la Roma ora rischia di perdere anche il terzo posto, ma la squadra ha bisogno di fiducia ora più che mai.

Piove su Roma e sulla Roma. Non si vede più uno spiraglio di luce dopo la tempesta di Barcellona, in quella pioggia di gol che ha colpito una Roma senza ripari e senza neppure troppe colpe. Ma Roma si sa, come l’America, ha bisogno di qualcuno su cui puntare il dito, ha bisogno di scagliarsi contro qualcuno per sfogare la sua rabbia e il suo rammarico.

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Ma forse, mai come questa volta, i colpevoli sono ben pochi e probabilmente non arrivano nemmeno dallo spogliatoio. Si, perché la Roma è uscita comprensibilmente malconcia dalla sfortunata sconfitta di Barcellona, accusando il colpo che si è ripercosso poi nella sconfitta di sabato contro la Fiorentina. All’Olimpico si è vista infatti una Roma distratta e ancora sfortunata, vittima di un turnover quasi controproducente causato da un organico limitato e incompleto (vedi Gonalons e Bruno Peres).

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E allora è facile prendersela con Di Francesco subito dopo Roma-Fiorentina, è facile prendersela anche con i tanti Gonalons o Bruno Peres. La realtà è che Di Francesco ha fatto un bel lavoro, è riuscito a tirar su una squadra privata del suo maggior gioiello (Salah, 28 gol in Premier League) valorizzando anche i giovani Under e Gerson, portando la Roma sorprendentemente prima in un girone di Champions League dove tutti la davano per spacciata, mostrando una squadra cresciuta, con prestazioni, come contro Chelsea, Atletico e Shakhtar, di carattere e cinismo, con la consapevolezza di non dover chiedere troppo ma di fare il minimo indispensabile. Una Roma che non arrivava ai quarti di finale della competizione da ben 10 anni, trovandosi di nuovo davanti quel Barcellona che solo tre anni fa la umiliò agli ottavi di finale facendo riemergere fantasmi passati di tragiche goleade.

E nonostante ciò, stavolta i giallorossi sono usciti dal Camp Nou con l’amaro in bocca e con un risultato più che bugiardo davanti a una delle squadre più forti al mondo. Una Roma attenta e coraggiosa sconfitta solamente dalla sfortuna e da qualche favoritismo di troppo, tralasciando il comprensibile atteggiamento arrendevole finale. Perché stavolta la testa è altissima e per quanto riguarda la propria prestazione, la squadra non ha nulla da rimpiangersi, anzi, può solo essere orgogliosa di aver messo in difficoltà Messi e compagni. L’unico rammarico è stato il 4° gol, figlio di un grave errore del solito deludente Gonalons, che forse spegne definitivamente ogni speranza di rimonta giallorossa.

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Ma la delusione generale è comunque tanta, perché una Roma così bella tatticamente in Europa non si vedeva da molti anni. E allora tornare concentrati sul campionato non è semplice, specialmente se qualche tuo giocatore ha bisogno di riposo per rendere al meglio nella gara di ritorno, e qualcun altro è anche in infermeria. Così un buon allenatore decide di far girare la squadra, di effettuare quel turnover che spesso, anche se a fatica, ha portato comunque a buoni risultati.

Ma questa volta l’amarezza è tanta e Di Francesco è consapevole anche di avere un organico limitato con giocatori ancora non in grado di sostituire adeguatamente i consolidati titolari. Da Defrel a Gonalons, da Schick a Bruno Peres, ogni reparto risulta incompleto. Ma Eusebio non ha altra scelta, nonostante la Fiorentina non sia un avversario cosi morbido, manda in campo quelle riserve non molto affidabili, magari anche per mandare un segnale alla società, forse la prima responsabile della discontinuità giallorossa.

E il risultato è l’ennesima sconfitta casalinga, la sesta quest’anno. Ma perché la colpa dovrebbe essere di Di Francesco? L’allenatore ha provato semplicemente a dare un equilibrio alla squadra, cercando di competere al meglio sia in Coppa che in Campionato, utilizzando ogni mezzo messo a sua disposizione. roma

Il problema è che la squadra non ha saputo rispondere al meglio alle sue richieste, e nel lungo periodo ha mostrato le lacune di una squadra matura ma povera di alternative, vittima solo di un mercato finalizzato al pareggio di bilancio e non al raggiungimento di importanti obiettivi. La realtà è che la società era conscia fin dall’inizio di non poter competere con Juventus e Napoli, ma di doversi accontentare anche quest’anno di piazzarsi almeno in Champions League per salvare la faccia.

E adesso, alla vigilia del ritorno sfiduciato contro il Barcellona, la Roma deve ripartire dal primo tempo in terra catalana, da quei primi 40 minuti minuti di carattere; dimenticando lo sfortunato autogol del suo capitano, regalando una partita degna del calore riposto dalla propria tifoseria che domani riempirà l’Olimpico per sostenere quella squadra di cui deve essere orgogliosa, anche se l’impresa non arriverà. Dopodiché, testa a uno dei derby più decisivi degli ultimi anni che, con l’aggancio della Lazio al terzo posto, si preannuncia entusiasmante.