Di Francesco: l’anima inaspettata di questa Roma

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di francesco

Dallo scetticismo iniziale alla gloria finale: il percorso di Eusebio Di Francesco, l’eroe umile.

Per tanti era l’allenatore provinciale, non all’altezza della piazza di Roma. Eusebio Di Francesco arriva nella capitale a giugno dello scorso anno. Arriva dal Sassuolo, arriva per sostituire Spalletti e le polemiche che si è portato dietro. Torna nella sua Roma, dove ha giocato al fianco di Totti, ora dirigente, e dove ha festeggiato quel lontano giugno 2001 il suo primo scudetto giallorosso.

Per molti è una promessa del nostro calcio, per altri non è ancora in grado di allenare questa squadra e rischierebbe di rovinarsi la carriera. Sta di fatto che Eusebio entra a Trigoria in punta di piedi, senza pretendere troppo dalla dirigenza e mettendosi subito a lavoro. Un lavoro duro, che parte dal campionato fino alla sua prima esperienza europea in Champions League.

IL CAMMINO DI EUSEBIO DI FRANCESCO, L’EROE UMILE

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L’allenatore abruzzese, originario di Sambuceto, parte forte in campionato vincendo nell’insidiosa trasferta di Bergamo, ma poi viene bloccata in casa dall’ex Spalletti e dalla sua Inter. Parte la Champions. Pareggio casalingo contro l’Atletico di Simeone e poi 3 vittorie consecutive in campionato ad anticipare la prima vittoria in Champions per Di Francesco contro il Qarabag. Un inizio altalenante per il nuovo tecnico, che prosegue con la vittoria a San Siro con il Milan e successivamente la sconfitta con il Napoli, diretto concorrente per lo scudetto. Ma Di Francesco non demorde, sa che il suo cammino sarebbe stato tortuoso in questa nuova avventura, e allora rimette tutti subito in riga per la trasferta contro il Chelsea di Antonio Conte. Ed è proprio a Londra che si assiste a una delle migliori prestazioni stagionali di questa Roma. Allo Stamford Bridge finisce 3 a 3 una partita rocambolesca, densa di emozioni e gol spettacolari. Sull’onda dell’entusiasmo la Roma prende il via e comincia ad incarrellare una serie di vittorie consecutive tra cui la splendida vittoria in casa nel ritorno con i Blues per 3 a 0 fino al magico derby vinto con la Lazio 2 a 1.

Poi di nuovo luce a intermittenza a Trigoria. Prima la sconfitta con l’Atletico Madrid in Spagna, poi, vinta qualche partita in campionato non con molta semplicità, arriva l’eliminazione dalla Coppa Italia agli ottavi di finale da parte del Torino e la sconfitta amara contro la Juventus. Da lì in poi c’è un vero crollo psicologico che porta con sé 5 risultati negativi consecutivi, tra cui le sconfitte casalinghe con Atalanta e Sampdoria. In compenso i giallorossi si consolano ( si fa per dire) con la qualificazione agli ottavi di Champions League, che sembra comunque essere già un ottimo risultato visto il girone di ferro in cui erano capitati De Rossi e compagni.

Di Francesco però è sempre concentrato e non lascia mai sola la sua squadra, nemmeno dopo la sconfitta per 2 a 1 nella gara d’andata degli ottavi di Champions contro lo Shakhtar Donetsk che comunque lascia ancora tutto aperto. Passano due settimane. La Roma nel frattempo ricomincia la sua fase alterna. Perde in casa contro un Milan rinato ma vince in trasferta al San Paolo contro il Napoli per 4 a 2. Arriva il 13 marzo, Roma contro Shakhtar. Ancora Dzeko è decisivo e porta la sua Roma ai quarti di finale. La Roma comincia a rialzarsi, trova fiducia e vince anche a Crotone la domenica successiva. Ma dal sorteggio di Nyon viene pescata l’ultima squadra che la Roma avrebbe voluto vedere, il Barcellona, ancora una volta. Tornano subito in mente i vecchi fantasmi, ma Di Francesco predica calma e coraggio, la Roma se la deve giocare. Anche Totti, in giacca e cravatta carica i suoi, avvisando i blaugrana che non sarà cosi semplice superarci.

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Passa la Pasqua, ma la sorpresa che riserba il Camp Nou non è delle migliori. La Roma perde 4 a 1 contro il Barcellona una partita più bugiarda che mai, condizionata da due autogol, un enorme errore difensivo e qualche incertezza arbitrale, ma soprattutto una prestazione giallorossa magistrale che non meritava di perdere cosi largamente.

 

La Roma è ovviamente demoralizzata. Ma Di Francesco c’è sempre, nonostante il rammarico. L’allenatore sembra essere ancora concentrato sulla Champions, tant’è che in campionato propone ancora una volta il turnover che spesso ha funzionato, ma che stavolta contro la Fiorentina, complice anche lo stato d’animo dei suoi giocatori e la limitatezza del suo organico, risulta controproducente. Ma la Roma ha giocato comunque un’ottima partita, la fortuna anche questa volta, per chi ha visto la partita, non è stata dalla loro parte.

DI FRANCESCO CI CREDE, LA ROMA INSIEME A LUI

Arriva il giorno di Roma-Barcellona. Molti sono scettici, ma i tifosi riempiono comunque l’Olimpico per assistere a una partita di grande calcio ma anche perché fiduciosi di questa squadra che è uscita a testa alta dal Camp Nou. Sicuramente nessuno si aspettava quello che sarebbe successo da lì a poco meno di 90 minuti. La Roma con una prestazione da oscar travolge il Barcellona degli “dei” con un netto 3 a 0. La capitale è in totale delirio. Nessuno riesce a capacitarsi di quanto sia successo la notte dell’10 aprile 2018.

 

Per molti è esagerato, in fondo la Roma non ha ancora vinto nulla. Ma per Roma una vittoria del genere conta tanto, forse troppo. Ma è una gioia inaspettata e soprattutto meritata come non mai, e contro i padroni del calcio, quelli che ti avevano umiliato qualche anno prima, quelli che pensavi ti avrebbero travolto anche stavolta, quelli che invece tornano a casa provati e increduli. Prima Dzeko, poi De Rossi e infine Manolas, proprio loro che si erano resi protagonisti sfortunati della partita d’andata riportano la Roma tra le prime quattro d’Europa dopo 34 lunghi anni, contro ogni pronostico, contro ogni sentenza.

La città è sommersa di tifosi che invadono le strade, arrivano i complimenti da tutto il mondo del calcio. La Roma ha dato una dimostrazione di carattere, maturità, coraggio condita da una prestazione tattica esemplare. Roma è diventata grande la notte del 10 aprile.

Dopo il Barcellona arriva il derby, un’altra sfida decisiva in campionato che vale l’accesso alla prossima Champions League, in lotta con i cugini biancocelesti. Ora l’entusiasmo non deve ingannare i giallorossi, che all’Olimpico soffrono un pò la stanchezza dell’impresa europea ma alla fine portano a casa uno 0 a 0 che non serve a nessuno ma che tiene la Roma ancora davanti a Lazio e Inter.

Dall’urna di Nyon arriva un’altro scherzo del destino. La Roma pesca il Liverpool di Salah, il gioiello regalato l’estate prima. Ma il Liverpool significa anche 30 maggio 1984, quella finale che tutti i tifosi vorrebbero rimuovere dalla memoria, proprio quella sfida di 34 anni fa, l’ultima volta che la Roma era tra le prime quattro d’Europa. Coincidenze astrali, che comunque non impauriscono i giallorossi e tantomeno Eusebio Di Francesco, che ora crede alla vittoria finale, come è giusto che sia. L’importante è mantenere la calma e la concentrazione predicata fino a pochi giorni prima dell’impresa dell’Olimpico.

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FUORI A TESTA ALTA, LA TESTA DI DI FRANCESCO

Ma ad Anfield la Roma paga l’inesperienza e l’eccitazione da prima volta. La Roma perde 5 a 2 contro un devastante Salah e a causa di qualche errore di troppo, una serata storta alimentata ancor di più dagli spiacevoli episodi di violenza avvenuti fuori dallo stadio. Alla fine però la distanza è la stessa del Camp Nou, anche se stavolta l’umore in casa Roma è diverso. Nella gara di ritorno comunque, in un Olimpico ancora una volta sommerso da tifosi accampati notte e giorno fuori le biglietterie romane per assistere a questa imperdibile partita, la Roma è ancora una volta determinata fino all’ultimo secondo, fino a quando l’arbitro non fischierà la fine che dirà: Roma 4 Liverpool 2. L’impresa era di nuovo ad un passo. Tralasciando le enormi sviste arbitrali, la Roma esce dalla Champions League più orgogliosa che mai, consapevole di aver raggiunto un importante e storico obiettivo e di aver salito uno scalino importante nella gerarchia del calcio.

La testa poi va a subito al campionato e a un terzo posto da difendere a tutti i costi. Cosi arriva un’importante vittoria a Cagliari, vinta con sofferenza e carattere, lo stesso dimostrato in Champions, lo stesso che mancava da nnni a questa Roma. Poi uno 0 a 0 contro la Juve in casa che chiude il campionato e blinda il terzo posto.

Il campionato è volto al termine. La Roma può ritenersi più che soddisfatta di una stagione si senza trofei anche quest anno, come direbbe qualcuno dall’altra sponda del Tevere, ma consapevole di aver trovato quella solidità che mancava, ma soprattutto di essere cresciuti nella mentalità e nella personalità, che erano i tasselli mancanti di ogni anno buttato a un passo dal successo finale.

Ed il merito di chi è?

Il merito va a questi giocatori che non hanno mai mollato, alla società, ai tifosi che sono sempre stati accanto alla squadra, ma forse soprattutto ad Eusebio Di Francesco, l’arma in più di questa squadra, l’ingrediente segreto di questa ricetta romana che ha portato un sapore nuovo a questa città. Un uomo umile ma coraggioso, l’eroe dei fumetti che arriva da lontano, che con perseveranza e tenacia ha conquistato ed emozionato un’intera città, quella città dove era cresciuto da giocatore e dove ora è tornato da eroe, portando un’anima speciale a questa Roma. In un’ambiente difficile per tutti, ha portato un clima mite e di speranza.

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Ora manca solo l’ultima giornata, contro il Sassuolo. Già, proprio quel Sassuolo da dove tutto è cominciato per Eusebio. Da quella città di provincia che ha portato in Europa per la prima volta, fino all’Europa che conta con la Roma. La sua Roma, dove è cresciuto sotto le mani di Zeman e dove è tornato in silenzio per far urlare di gioia questa città.