Cercasi governo: No perditempo, no antieuro, disponibilità immediata!

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La crisi istituzionale sembra non avere fine. Di Maio prova a farsi perdonare da Mattarella, Salvini studia la prossima mossa. Intanto lo spread si agita…

Una crisi istituzionale cosi complessa e ai limiti del ridicolo non la si vedeva da anni. Due forze politiche definite anti-sistema hanno provato in tutti i modi a formare una squadra di governo per far partire questa nuova legislatura (Terza Repubblica, Governo del cambiamento o come lo si vuol chiamare). Ma proprio sul più bello tutto viene bloccato dal capo dello Stato, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Perché? Perché tra i ministri designati dal governo giallo-verde c’è un economista, un tale Paolo Savona, non proprio ben visto dalla comunità europea, viste le sue non lontane idee euroscettiche, se non proprio anti-euro.

Il fatto fa ovviamente imbestialire i due leader politici Di Maio e Salvini, che sentivano già l’odore della vittoria e della gloria finale. Una vittoria attesa da ben 84 giorni, da quel 4 marzo in cui i due ancora si odiavano, nonostante il profetico murales apparso vicino Montecitorio raffigurasse il leader del Caroccio in un tenero bacio con il portabandiera grillino. Poi, forse chiamati alla causa comune, i due non si sono alleati come hanno ben chiarito, ma hanno stipulato un contratto di governo. Una sorta di patto affinché potessero arrivare alla tanta concitata maggioranza, che gli avrebbe permesso di prendere in mano questo paese, dominato dall’incertezza e dalla paura, e portarlo finalmente di nuovo alla prosperità.

SAVONA FUORI, DI MAIO PERDE LE STAFFE

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Sta di fatto che Di Maio, accecato dalla rabbia per il presunto abuso di potere diciamo, da parte del capo dello Stato, incita all’impeachment (giuro che l’ho scritto bene alla prima battitura); ossia a mettere in stato d’accusa il Presidente della Repubblica. Secondo Di Maio, il Presidente Mattarella non ha rispettato la scelta del ministro Savona solo in base a qualche direttiva arrivata da qualche potere forte europeo, timoroso di una potenziale uscita dall’eurozona. Il duro attacco ha messo Di Maio in una situazione abbastanza delicata e imbarazzante visto che Mattarella non ha violato nessun articolo della Costituzione, né tantomeno ha ricevuto una chiamata da chissà quale banchiere o agenzia di rating.

LA FIDUCIA PRIMA DELL’ECONOMIA: COSI PUÓ RIPARTIRE IL GOVERNO

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Il problema più grande però secondo me non è tanto la soluzione tecnica Cottarelli, né l’impeachment. Il problema è che l’Italia, nonostante la gigantesca debolezza economica attuale, non deve andare in Europa con rispetto timoroso e schiavista, ma con una nuova personalità capace sia di comprendere la situazione delicata dell’Italia e di conseguenza le direttive dei capi europei, ma allo stesso tempo anche di far comprendere che l’Italia non è la Germania, che l’Italia non è la Francia, che l’Italia ha bisogno di nuove regole che si adattino sia al proprio sistema che al sistema Europa, senza parlare in nessun caso di uscita dall’euro, che significherebbe solamente il tracollo di tutta l’Europa.

E quindi, quale personalità migliore se non uno scettico esperto banchiere e statista, competente e desideroso di cambiare alcuni standard. Sembra un paradosso, ma se a Bruxelles continueranno ad andare solo ministri capaci di dire solamente “teniamoci stretta l’Europa come dicono loro, altrimenti crolliamo e si prendono quel poco che ci resta”, l’Italia resterà sempre una nazione vittima del mercato e dello spread, sfruttata dalle direttive che funzionano in Germania, ma che in Italia faticano. Non perché non siano giuste, ma perché ripeto, l’Italia non è la Germania, come non è la Francia e come non è l’Inghilterra. L’Italia ha bisogno di un’Europa che resti, ma che venga anche in contro alle sue esigenze, riflettendo sul fatto che se l’Italia torna a crescere, anche se a modo suo, l’Europa può trarne solo che vantaggio. Perché si, siamo deboli, ma siamo un pezzo delle fondamenta di questa comunità europea nata più di 50 anni fa, e non conviene a nessuno lasciarci cadere.

EUROPA SI, MA CON UN’ITALIA PIÙ FORTE

Perciò, restare in Europa è di vitale importanza, ma lo è anche fare un governo. È importante anche difendere la nostra dignità e la nostra storia, come è importante imparare ad usare il dialogo e il confronto. E non un “Piano B” come fosse una strategia del prossimo attacco aereo.

È importante tornare a dare fiducia ad un popolo che non ha avuto tempo di controllare il livello dello spread, nonostante sia anch’esso di vitale importanza. Questo è necessario più di un ribasso delle borse. Questo è ciò che serve per prima cosa a un popolo amareggiato e stanco.

Qualcuno che dimostri di sapersi muovere su entrambi i lati, rassicurando una casalinga italiana come rassicura un’agenzia di rating. Qualcuno che trasmetta ad una parte arretrata del nostro paese i nuovi valori e le rivoluzioni sociali che si stanno sviluppando negli ultimi anni, un uomo di fiducia, un dittatore moderato.