Centrosinistra unito a Roma; Giachetti ci prova

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Roberto Giachetti,

Dopo la decisione del Tar di escludere la lista di Fassina dalla corsa al Campidoglio, il candidato del PD punta a inglobare i voti di Sinistra Italiana. Con il centrosinistra compatto Giachetti guadagnerebbe il 6%

«La ragioni della divisione per me erano inspiegabili prima e restano inspiegabili anche adesso. Spero che vengano superate». Queste le parole pronunciate da Roberto Giachetti; un’apertura timida ma significativa, che potrebbe cambiare lo scacchiere politico delle amministrative romane. Se si dovesse concretizzare l’unione tra i due schieramenti, infatti, Giachetti potrebbe superare Marchini e Meloni e guadagnare il ballottaggio accanto al M5S, secondo le indicazioni degli ultimi sondaggi. Ma le manovre di avvicinamento sembrano più difficili del previsto, con Fassina ancora deciso a proseguire per la sua strada.

Il candidato di Sinistra Italiana non si arrende e ha deciso di ricorre al Consiglio di Stato, che si pronuncerà sull’appello domani alle 12. Se la lista dovesse subire un’Stefano-Fassina-l-economista-che-divide-il-Pd_h_partbulteriore stop, a quel punto bisognerà pensare concretamente dove indirizzare gli elettori. Una decisione che verrà presa martedì; “Ne discuteremo con  i 400 candidati – ha dichiarato al Corriere della Sera – Non staremo a guardare, il progetto di Sinistra per Roma che faticosamente abbiamo messo in campo sarà presente nei municipi e in tutta la città e si strutturerà come associazione politica».

Ma per il momento Fassina allontana tutte le possibili alleanze, e nel corso della stessa intervista aggiunge: “Non capisco come Giachetti possa pensare che quel pezzo di città orientato sul nostro progetto possa votare chi è stato pasdaran del Jobs act, della scuola, dello sblocca Italia, dell’Italicum… E che vuole tornare a quel “modello Roma” che ha aggravato le condizioni della città”Dunque l’accordo con il PD è ancora molto lontano, e rimarrebbe tale anche se in gioco ci fosse la poltrona di vicesindaco: “Io mi dimisi da viceministro, da questo punto di vista non sono sospettabile“, aggiunge Fassina.

E se a beneficiarne fosse il Movimento 5 Stelle? Il leader di SI allontana anche questa ipotesi, accusando la candidata Raggi di avere un approccio minimalista e ambiguo; la maggior parte degli elettori sceglierebbe comunque l’astensione, Fassina ne è convinto,  tanto che ieri sera al Tg1 si è pronunciato così: “La sinistra non è sostituibile con qualche improvvisazione negli ultimi giorni di campagna elettorale”.