Casapound e il palazzo occupato. Ecco come lo Stato protegge i nuovi fascisti

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Giornalettismo

Ecco come si può occupare abusivamente un palazzo nel centro di Roma per 14 anni senza conseguenze. L’occupazione di Casapound è ancora oggi dichiarata “non prioritaria” ma costa allo stato 300mila euro l’anno. La Procura non intende muoversi e intanto i neofascisti cacciano la Guardia di Finanza

Da sempre contro l’occupazione illegale di Casapound“. Così il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Forse, però, “da sempre” in Campidoglio, ha un significato diverso da quello che intendono tutti gli altri. Per forza, altrimenti non si spiegherebbe come un’occupazione di un palazzo di proprietà dello Stato possa rimanere impunita per ben 14 anni.

Il “palazzo nero” di Casapound

La chiamano “ambasciata d’Italia”. Si tratta di un palazzo sito nella centralissima Via Napoleone III, con 20 appartamenti, una terrazza con vista sulla Capitale e pure una sala conferenze. Una zona in cui gli affitti- per chi li vuole pagare- sono tra i più alti di Roma. Peccato che gli attivisti dell‘organizzazione neofascista Casapound, di pagare, non avevano alcuna intenzione. Così il 27 dicembre 2003 hanno occupato l’edificio al civico 8.

I danni allo Stato e l’occupazione per “necessità”

300mila euro l’anno di valore d’affitto, che per 14 anni fanno 4 milioni di euro. Ecco la cifra indicativa del danno economico causato allo Stato italiano dall’occupazione abusiva del movimento neofascista. La giustificazione è stata “l’emergenza abitativa”. Dunque gli inquilini del palazzo sarebbero tutti in stato di necessità. Proprio come il candidato premier Simone di Stefano o come la moglie del Presidente Gianluca Iannone, Maria Bambina Crognale. Quest’ultima risulta, però, essere socia della catena di ristoranti “Angelino dal 1899″, che possiede locali a Roma centro, Milano, Malaga e Lima. Per non parlare poi delle organizzazioni e Onlus legate al movimento che hanno indicato come sede proprio quel palazzo occupato.

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Lo sgombero “non prioritario”

Ma come è stato possibile che in tutti questi anni, l’occupazione di un palazzo del genere sia passata inosservata? In realtà, dell’illecito sapevano tutti, ma nessuno ha mosso un dito, anzi. Addirittura, nel 2009, sotto la giunta Alemanno, il Campidoglio cercò di acquistare l’immobile dallo Stato, nascondendolo tra altre acquisizioni (caserme e altri terreni demaniali) con l’intenzione -forse- di cederlo in comodato d’uso a Casapound. Le opposizioni di sinistra però si misero in mezzo e saltò tutto. L’anno seguente, nel 2010, il palazzo è persino scomparso dalla lista degli edifici occupati abusivamente, compilata dalla Commissione Sicurezza di Roma Capitale. Nel 2016 viene indicato come sgombero “non prioritario”.

I censimenti mai avvenuti

Prima ancora, nel 2004, il Ministero dell’Istruzione, che aveva in carico l’edificio, aveva informato la Prefettura dell’occupazione e chiesto lo sgombero. In seguito, lo stesso Miur informava l’Agenzia del Demanio di voler rinunciare all’immobile. Da qui uno scaricabarile in cui la Prefettura resta immobile e gli uffici dello Stato si accusano vicenda. “Non è mai stato realizzato un censimento delle famiglie che abitano in via Napoleone III“, affermano, poi, gli uffici capitolini. Il censimento è la prima cosa che di norma la Prefettura chiede prima di procedere allo sgombero. Dopo 14 anni, però, nessuno sa ancora chi vive nell’edificio di Via Napoleone III.

Le utenze fantasma

C’è, poi, la questione delle utenze di acqua e luce. Secondo la legge Lupi del 2014, l’allaccio alle utenze richiede un titolo abitativo regolare. Ovviamente il decreto riguarda tutti tranne Casapound, che fruisce regolarmente di acqua e luce. Acea, società di proprietà del Comune di Roma per il 51%– contattata da “L’Espresso”– si rifiuta di commentare. La privacy di chi paga le bollette è sacra.

La scritta sulla facciata

Nel frattempo il movimento ha ristrutturato casa. Gli uffici sono diventati appartamenti, sono state istallate telecamere di sicurezza ed è sorta la trionfale scritta “Casapound” in stile ventennio, sulla facciata del palazzo. Inutile dirlo: tutti lavori abusivi. 

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Il blitz della Guardia di finanzia

Attualmente la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta, con delega alla Guardia di Finanza, per stabilire i danni economici arrecati allo Stato, identificare gli inquilini abusivi e accertare lo stato dell’immobile. Un blitz delle fiamme gialle era previsto lo scorso 22 ottobre. Un sopralluogo che di blitz,però, aveva ben poco, visto che era stato concordato con i vertici del movimento. Fatto sta che i militanti hanno chiuso le porte agli agenti, che si sono dovuti ritirare a suon di minacce. I pm fanno sapere che l’inchiesta non si ferma ma, se queste sono le premesse, l’intoccabilità del movimento non sembra destinata a crollare presto.

Due pesi e due misure

Intanto Casapound continua la sua opera di propaganda e le sue “passeggiate per la sicurezza”. Il culto della legalità viene sbandierato ad ogni comizio, intervista e manifestazione. Il movimento,inoltre, si è schierato fermamente a favore del “piano sgomberi” del Ministro Salvini, sicuro dell’indulgenza e delicatezza del Ministero dell’Interno. Il vicepremier, in effetti, sembra avere un occhio di riguardo per gli amici di estrema destra, con i quali va anche allegramente a cena. Lo stesso trattamento, però, non viene riservato agli altri abusivi, cacciati in più di un occasione con la forza, compresi donne, bambini e anziani. Forse, in fin dei conti, alcuni sono davvero “più uguali degli altri”.