Casa internazionale delle Donne, le attiviste al Parlamento europeo

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Una delegazione della Casa Internazionale delle Donne, a rischio sfratto da parte del Comune di Roma, ha incontrato a Bruxelles i rappresentanti del Parlamento europeo

Le attiviste della Casa Internazionale delle Donne, e di altri centri che rischiano lo sfratto, si sono rivolte al Parlamento europeo. Lo scorso 3 agosto il sindaco di Roma ha revocato definitivamente la concessione dello stabile, a via della Lungara. Per bloccare la revoca della concessione, una delegazione delle attiviste è arrivata ieri a Bruxelles, per incontrare parte della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.
L’iniziativa è stata promossa dall’europarlamentare Eleonora Forenza, del gruppo Gue-Ngl. Forenza ha inviato una “Lettera di supporto agli spazi di libertà delle donne”, indirizzata ad Antonio Tajani, al premier Giuseppe Conte e al sindaco Virginia Raggi.

Costa (PD): “visione miope della sindaca Virginia Raggi”

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La rappresentanza ha incontrato inoltre la parlamentare europea Silvia Costa, del Partito Democratico. Costa ha dichiarato: “È grave la decisione del Comune di Roma che prevede la chiusura della Casa Internazionale delle Donne. È il sintomo di una visione miope che cerca di cancellare uno dei presidi più significativi delle donne in Italia”. E ha aggiunto: “esprimo la mia solidarietà e il mio sostegno, aderendo anche all’appello, alla Casa delle Donne che da mesi vede minacciata la chiusura. Chiudere gli spazi della Casa delle Donne a Trastevere, importante luogo di riferimento e presidio nel cuore della capitale, è l’ennesima riprova della visione miope della sindaca Virginia Raggi”.

Una storia nata nel 1976

Una storia, quella della Casa, nata negli anni Settanta, quando la parte romana del Movimento di liberazione della donna occupò Palazzo Nardini di via del Governo Vecchio. Lì vengono trasferite le attività iniziate nel consultorio autogestito, con il centro antiviolenza e varie attività politiche e sociali. A metà degli anni Ottanta arriva lo sgombero e il trasferimento a Trastevere nell’attuale sede del Buon Pastore, una struttura del 1600 nata come primo reclusorio carmelitano per laiche, poi trasformata in monastero. Nel 2001 la giunta comunale di Walter Veltroni consegna ufficialmente le chiavi al consorzio Casa Internazionale delle Donne, aprendo una nuova stagione politica e culturale. Una stagione che rischia proprio di chiudersi, quasi per ironia della sorte, dal primo sindaco donna della Capitale.