Capra, capra! Quando l’inadeguatezza richiama vecchi slogan?

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La sindaca di Roma dà il via libera alle pecore tosaerba. Un tuffo nel medioevo per risolvere una situazione senza paragoni. Lungimiranza o capra?

Sembra il programma politico del critico d’arte Vittorio Sgarbi. Una delle sue sfuriate contro qualche volto noto. Invece no… Questa volta a dire “capra” è stata la sindaca di Roma Virginia Raggia. Ma non l’ha fatto per rimproverare qualcuno; piuttosto per non rimproverarsi qualcosa. Ecco quindi che il problema della noncuranza del verde pubblico nella capitale diventa un capitolo medievale.

Accordo con la Coldiretti

La giunta grillina, infatti, in accordo con la Coldiretti, ha firmato un protocollo per portare intere mandrie di pecore all’interno dei parchi pubblici di roma. L’idea? Farle brucare fino a quando i complessi verdi non diventino come dei campi di calcio. Un investimento 2.0 per combattere gli sprechi, l’inquinamento ed in pieno algoritmo riciclo (ndr). Circa il 40% di tutti i giardini romani saranno infatti “curati” da 50mila falciatrici su quattro zampe. Nonostante ciò il presidente della Coldiretti Lazio ha subito puntializzato:

Le pecore brucano a testa bassa, non possono operare con l’erba alta un metro. Andrà realizzato un primo sfalcio con i trattori e le normali falciatrici

Inoltre la stessa sindaca ha assicurato che il piano non si estenderà nel centro cittadino, restando legato alle 20 aree per ora indicate: Parco d’Aguzzano, Casacalda, Tobagi, Centocelle, Palatucci, Via Gastinelli, Tor Vergata, Acquedetto, Spinaceto, Via Malpeli, Tor de’ Cenci, Mostacciano e Casal Brunori. Fino ad arrivare ad Achille Campanli, Orsa Maggiore, Boschiero-Devitis, Pino Lecce, Valle Aurelia, Pineto, Inviolatella Borghese e Tor Crescenza-Acqua Traversa.

Un’idea nata dalle menti PD

Per quanto possa sembrare strano, qualcun altro ci aveva già pensato. Il Partito Democratico infatti nel 2014 aveva steso un programma pilota all’interno del Municipio V. Decaduto però dopo gli scandali di Mafia Capitale. Questo però non frena gli scetticismo di animalisti e critici in forte disaccordo con la decisione della giunta capitolina. Per non parlare delle strutture di contenimento degli animali che dovranno essere create apposta (in spesa di bilancio) per non trascinarli da un posto all’altro.

Ma è il meglio che si possa fare?

Alte realtà, come quelle di Torino e Ferrara, accolgono già questo piano da tempo e pare funzionare. L’idea della sindaca quindi non sembra essere scesa da un mondo inesistente, anzi, potrebbe seriamente portare a qualcosa. La domande però rimangono: se tocca mettere sul campo delle falciatrici che aiutino preventivamente a far lavorare bene le pecore, non sarebbe meglio evitare costi aggiuntivi? Mantenere in vita questi poveri animali (con le adeguate vaccinazioni e controlli) costerà una spesa al comune? Quanto è solida l’intesa con la Coldiretti? Ci saranno dei pastori o supervisori ad evitare aggressioni da parte degli erbivori? Piccoli dettagli che per ora lasciano perplessi; ma in futuro, chissà.