Baobab: ecco le difficoltà dei migranti di ogni giorno

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Alla manifestazione a Piazza della Rotonda, Baobab racconta le difficoltà dei migranti dal punto di vista di chi li aiuta sulla strada

Ieri pomeriggio, davanti al Pantheon c’era una discreta folla. Ma al posto delle macchine fotografiche, la gente aveva in mano dei cartelli. “È sempre troppo poco” mi dice Sonia, una delle attiviste di Baobab, mentre mi accompagna da altre colleghe per fare l’intervista. A far scattare la manifestazione è stata la necessità (purtroppo) di difendere i diritti dei migranti. Si protesta contro il reato di clandestinità, contro la criminalizzazione dell’immigrazione e contro i rimpatri coatti degli immigrati nei loro paesi d’origine. Ma anche contro la latitanza delle istituzioni nei confronti dell’immigrazione. Ci siamo fatti raccontare da Baobab la difficoltà di essere soli e per strada nel supporto ai migranti.

Come nasce l’esperienza di Baobab?

L’esperienza di Baobab nasce nel maggio del 2015, quando a seguito dello sgombero di Ponte Mammolo, alcuni migranti eritrei si sono riversati verso la Stazione Tiburtina. Lì c’era il primo centro Baobab, gestito da vari migranti che hanno allestito delle tende per ospitare le persone sgomberate. Dopodiché hanno iniziato a prendere parte al progetto anche cittadini volontari. Attualmente siamo per strada, al piazzale est della Stazione Tiburtina, anche se nell’ultimo periodo ci stanno aiutando alcuni enti, come la Cgil.

Quali sono le criticità della legge sull’immigrazione?

Ovviamente la legge sull’immigrazione vigente va contro tutto il nostro pensiero. Si parla di detenere persone che non hanno fatto niente. Di solito si va in carcere se si commette un delitto. Queste persone, invece, sono detenute per mancanza di documenti e per essersi introdotte clandestinamente nel nostro paese. E poi c’è la questione dei rimpatri forzati. Il nostro governo rimanda indietro i migranti ai loro paesi d’origine, accollandosi tutte le spese e spendendo somme che potrebbero essere investite per fare integrare gli immigrati qui. Questo discorso vale per tutto, anche per i rimpatri di Taranto.

Qual è il vostro rapporto con le istituzioni di Roma Capitale?

baobab experience
Fonte: pagina facebook Baobab

Abbiamo avuto diversi appuntamenti con l’assessore Baldassarre (Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale). Poi ha chiuso il tavolo di discussione dicendo che non aveva soluzioni per noi. Dopo una quindicina di giorni, però, ha dichiarato ai giornali che entro giugno sarebbe stato pronto il Ferrhotel, una struttura che si trova nei pressi della Stazione Tiburtina e che è in grado di ospitare cinquecento persone. Ovviamente noi non ci crediamo. Tra l’altro a giugno ci saranno ben più di cinquecento migranti ad attendere una sistemazione.

C’è qualche storia particolare con cui vi siete trovati a fare i conti?

Qui abbiamo ragazzi con tante specificità. Ad esempio ci sono i transitanti, quelli che arrivano in Italia ma vogliono raggiungere la Francia o la Germania. Alcuni ce la fanno, altri vengono rispediti a Taranto. Quelli che ce la fanno, però, sono costretti ad attraversare le montagne a piedi per raggiungere la Francia o la Svizzera. Conosciamo alcuni sudanesi che hanno fatto il tragitto, passando per le Alpi, ben cinque volte. Una volta che la Polizia li prende, non li riaccompagna in Italia, a Ventimiglia, ma li lascia tornare a piedi. Stiamo parlando anche di minorenni, gente di quindici anni o poco più. Poi ci sono i Dublinati. Sono quei migranti che sono riusciti a raggiungere il paese di destinazione e ci sono rimasti per qualche tempo (due, tre, cinque anni). Poi il governo di quel paese ha detto loro che non avrebbe rilasciato nessun documento, intimando loro di tornare nello stato d’approdo (in questo caso l’Italia). C’è gente che sta in Europa da tredici anni senza documenti e che si vede costretta a tornare addirittura nel proprio paese d’origine dopo essersi costruita una vita qui.

Da dove vengono i ragazzi che assistite?

Dall’Africa. Abbiamo principalmente eritrei, sudanesi e somali.

Prossime iniziative?

C’è una manifestazione il 25 marzo, ma dobbiamo ancora fare il calendario. Promettiamo, però, che rimarremo attivi lungo tutto l’anno.