Attesa a Roma la salma di Giulio Regeni, le indagini proseguono

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giulio regeni

La salma del giovane friulano Giulio Regeni, ucciso al Cairo, è attesa a Roma per l’autopsia. Già due arresti in Egitto, ma ancora nessuna certezza sull’accaduto.

Tra poche ore arriverà a Roma la salma di Giulio Regeni, il giovane ricercatore trovato morto mercoledì al Cairo, ne avevamo già parlato in un nostro articolo (per leggere clicca qui) Le inchieste proseguono e l’Italia intera non si dà pace per l’assurda morte del povero 28enne. Ci sarà il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ad attendere la salma, la quale verrà subito trasferita all’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza, dove sarà effettuata l’autopsia.

giulio regeni

La procura di Roma indaga infatti per omicidio volontario, ma si è ancora lontani dalla verità. Secondo quanto riportato dalle fonti della sicurezza egiziana, due sospettati per l’uccisione dello studente italiano sarebbero già stati arrestati dalla polizia. Tuttavia il Ministro della Difesa Paolo Gentiloni ha precisato:«A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall’ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo». Intanto il team di investigatori italiani che seguirà il caso con le autorità egiziane è arrivato al Cairo.

Sono ancora tanti i punti di domanda all’interno della terribile vicenda. Chi sta indagando sul caso è però ormai convinto che il movente sia da ricercare nel lavoro del giovane friulano. Giulio collaborava come giornalista per il Manifesto, spesso sotto pseudonimo perché aveva paura. Paura per la sua stessa sicurezza. Un suo amico ha raccontato che, pochi giorni prima della sua morte, aveva chiesto dei contatti di attivisti del diritto del lavoro per poterli intervistare. Molte le domande ancora irrisolte sugli scopi della sua visita in Egitto e sui suoi studi. È emerso addirittura un possibile collegamento di Giulio con l’intelligence, fatto che avrebbe potuto senza dubbio mettere a repentaglio la sua vita, ma il tutto è stato categoricamente smentito dai servizi italiani.

Chi ha ucciso quindi Giulio Regeni? Uno dei suoi tanti amici egiziani ha raccontato cosa potrebbe essere successo al giovane ricercatore, affermando di aver vissuto un’esperienza scioccante non molto tempo prima. «Sono venuti a prendermi a casa una sera verso le 19, hanno messo tutto sottosopra, hanno preso l’hard disk del pc, mi hanno bendato e legato le mani dietro la schiena e poi mi hanno caricato in macchina, un’auto grande, grigia. Non potevo guardare fuori dal finestrino ma ho riconosciuto la strada, stavamo andando alla borgata “6 Ottobre” e l’ho capito subito perché ho delle persone care che abitavano laggiù. E so bene dove si trova la “prigione” in cui la “sicurezza dello stato” interroga e tortura la gente». È possibile quindi che Giulio sia stato portato in quello stesso posto, come sostiene il suo amico? «Dai segni lasciati sul suo corpo riconosco una firma che mi è tristemente nota», aggiunge.

Mentre i familiari, gli amici e l’Italia intera attendono giustizia, il portavoce ufficiale del ministero degli Affari Esteri egiziano Ahmed Abu Reid ha dichiarato che i «contatti egitto-italiani di alto livello» avuti per svelare i moventi dell’omicidio di Giulio Regeni «riflettono la profondità e il carattere privilegiato dei rapporti» fra i due paesi e la loro «volontà di apprendere le ragioni di questo atto e il suo autore». Sulla morte di Giulio quindi c’è solo un obiettivo da raggiungere: la verità.