ATACcate al tram – I motivi per cui l’azienda di trasporti deve scomparire

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Dal referendum “rimandato” agli autobus incendiati. Dalle continue spese “corriamo ai ripari” allo stress dei dipendenti. ATAC è un fantasma che si aggira per la città

Piccola esperienza personale. Ieri sono uscito dall’ufficio alle 22 di sera, in zona Porta di Roma, e mi sono messo pazientemente davanti alla fermata ad aspettare le uniche due linee bus ATAC (il 38 e l’80) che mi avrebbero portato fino alla metro più vicina, la B1 Jonio. Mentre la folla di gente in attesa di un mezzo di trasporto aumentava, era già passata mezz’ora ed erano già sfilati via 4 bus “Fuori Servizio”. Ma il più bello arriva adesso. Dopo 45 minuti, finalmente, passa un 38 che invece di fermarsi sfreccia via evitando tutte le fermate (nonostante qualcuno eroicamente gli corresse dietro).

E’ passata ormai un ora quando si vede salire un 80 (ma non era il primo), direzione capolinea. Quello stesso autista qualche minuto dopo riscende e ci raccoglie come povere vittime di una estenuante avventura. Subito ci scagliamo contro di lui per denunciare l’incapacità (e la poca voglia lavorativa) dei sui colleghi e lui non fa altro che mandarci tutti al diavolo perché (a suo dire) era il primo ad esser stato fregato dall’azienda e dai collaboratori.

Cosa succede?

Succede che quest’azienda ormai in frantumi non smette di divorare “involontariamente” la vita di tutti i cittadini romani. Io con quell’autista ci ho parlato e, con molto nervosismo, mi ha spiegato che lui sarebbe dovuto rientrare a casa. Invece, una volta terminato il turno, gli hanno dato giusto il tempo di andare al bagno prima di reimmetterlo in servizio. Questo mentre ben 4 dei sui colleghi, fermi al capolinea (ndr. racconto di una pendolare) chiacchieravano amabilmente fumando e ridendo. Ora, sarà pure un caso o uno sfortunato evento (anche se non è il primo che mi capita in città), ma non è possibile vivere queste cose. Gli stessi dipendenti ATAC, offesi e perseguitati dai passeggeri, sono stanchi e stressati. Le risorse offerte dall’azienda non bastano e le politiche imprenditoriali sono zero. Quale datore di lavoro lascerebbe che accada quello che è successo ieri sera?

Ma c’è molto di più

La verità è che il deficit economico dell’azienda di trasporti romana supera di gran lunga qualunque proiezione immaginabile. Le notizie sulla cattiva manutenzione e sull’assenza totale di prevenzione ingegneristica fanno eco ad una situazione disastrosa. Proprio ieri è stato emesso un bando per sistemi antincendio da montare su 400 autobus (giusto in tempo per evitare un disastro). E l’acquisto di una nuova flotta di 320 mezzi è un investimento che suona come un affronto. Perché dico ciò? E molto chiaro; a questo punto avremmo già dovuto votare per il fatidico referendum voluto dai Radicali sul destino di ATAC.

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Allora mi chiedo perché prendere in giro i cittadini? Perché continuare a fare investimenti sbagliati? Un esempio? Guardate il sistema B+ (non ho ancora ben chiaro la scelta del nome). Il “nuovo” sistema di pagamento poggia su app partner (come MyCicero e TabNet) che sicuramente l’azienda si sta impegnando a pagare per i servizi offerti. Ma cosa offre questo investimento accessorio? In pratica nulla di diverso da ciò che già integra l’app ATAC (se non fosse per gli accessi NFC; ad oggi comunque non del tutto chiari). Ma in realtà non esistono problemi quando, con anni di ritardo, viene finalmente aperta una linea metro strategica (sto parlando di San Giovanni) che ahimè non riesce comunque a collegare linea A-B-C insieme. Ma sono particolari visto che abbiamo il museo, rappresentazione perfetta di ciò che è oggi ATAC: un’azienda sepolta.