Arte multimediale: la nuova dimensione incontra gli impressionisti francesi

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foto da www.artslife.com

Dopo il grande successo di Van Gogh Alive, anche per gli impressionisti francesi è arrivato il momento di esprimersi attraverso la tecnlogia

Arriva da venerdì 5 ottobre fino al 5 dicembre 2018 la mostra “Gli impressionisti francesi. Monet to Cézanne“, al Palazzo degli Esami, in zona Trastevere a Roma.

Gli impressionisti furono i seguaci del realismo, che ruppe con la tradizione, introducendo nell’arte temi e tecniche del tutto innovativi: il paesaggio divenne un soggetto importante quanto lo era stato fino a quel momento la religione; l’interesse si spostò dal disegno al colore, che non doveva essere mescolato, per dare più movimento alle forme; ci si concentrò su uno studio fondamentale sulle luci e  le ombre, sulla scia di Turner.

Monet, Pizarro, Renoir, Cézanne e gli altri saranno i protagonisti di questo tuffo nell’Ottocento boéhmien ed eccentrico, in cui gli alberi sono azzurri ma tutto acquista una dimensione naturale e pacifica.

La mostra prodotta da Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto, Massimiliano Siccardi , si avvale della Grande Exhibitions’ SENSORY4™ technology, produzione italiana Time4Fun. Le tele saranno rappresentate su schermi giganti, in cui si potrà notare ogni particolare e immergersi letteralmente nei quadri dei grandi artisti.

A rendere ancor più suggestiva e realistica l’atmosfera sarà la colonna sonora, con le musiche di Debussy, Čajkovskij, Ravel, Offenbach.

Mostra multimediale: si o no?

È il trend degli ultimi anni, e come ogni moda scatena i commenti dei sostenitori e dei critici. È indispensabile utilizzare la tecnologia nell’arte perché permette di creare dei momenti partecipativi, coinvolgenti indispensabili per la direzione che sta prendendo il mondo: il problema, per gli “oppositori”, si pone quando l’arte che si vuole esporre è stata creata nell’Ottocento.

Esistono due tipi di mostre multimediali: quelle pensate e create  grazie alla tecnologia e quelle che di tecnologico hanno solo l’allestimento. Sono queste le mostre che stiamo discutendo ovviamente.

Benjamin parlava di aura e voglio riportare di seguito le sue parole:

Che cos’è, propriamente, l’aura? Un singolare intreccio di spazio e di tempo: l’apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina. Seguire placidamente, in un pomeriggio d’estate, una catena di monti all’orizzonte oppure un ramo che getta la sua ombra su colui che si riposa – ciò significa respirare l’aura di quelle montagne, di quel ramo.

Sulla base di questa descrizione è facile comprendere il condizionamento sociale dell’attuale decadenza dell’aura. Essa si fonda su due circostanze, entrambe connesse con la crescente importanza delle masse e la crescente intensità dei loro movimenti…

…La liberazione dell’oggetto dalla sua guaina, la distruzione dell’aura sono il contrassegno di una percezione la cui «sensibilità per ciò che nel mondo è dello stesso genere» è cresciuta a un punto tale che essa, attraverso la riproduzione, reperisce l’uguaglianza di genere anche in ciò che è unico.

Cosí, nell’ambito dell’intuizione si annuncia ciò che nell’ambito della teoria si manifesta come un incremento dell’importanza della statistica. L’adeguamento della realtà alle masse e delle masse alla realtà è un processo di portata illimitata sia per il pensiero sia per l’intuizione.

Questo potrebbe essere un punto di vista.

Per i sostenitori la tecnologia può essere un veicolo straordinario per portare nei musei o nei siti archeologici i nativi digitali; può creare più coinvolgimento, interazione, immersività. Può offrire al visitatore un’esperienza a 360 gradi nella vita, nell’epoca, nelle opere in ogni loro dettaglio, anche quello più insignificante.