Il Teatro Patologico e l’Università di “Tor Vergata” presentano “Tito Andronico”

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Il 26 e 27 giugno, al Teatro Argentina dell’Ateneo romano, andrà in scena lo spettacolo del primo corso universitario di formazione di “Teatro integrato dell’emozione”

“Tito Andronico” è lo spettacolo che conclude la seconda annualità del  primo corso universitario di formazione di “Teatro Integrato dell’Emozione”, rivolto a persone con disabilità fisica e psichica, realizzato dall’Associazione Teatro Patologico in collaborazione con l’Università di Roma  “Tor Vergata” – nell’ambito dell’iniziativa di Ateneo “ZeroINdifferenza”  – e sostenuto dal Miurteatro

I ragazzi del Corso di Formazione Universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione” saliranno  sul palco del Teatro Argentina di Roma il 26 e 27 giugno. La regia è di Dario D’Ambrosi, fondatore e direttore del Teatro Patologico e direttore del corso.

Il Teatro Patologico è una realtà che si è affermata negli anni a livello internazionale. Ogni anno i ragazzi con disabilità che seguono le lezioni di teatro terapia di D’Ambrosi intraprendono tournée internazionali e per il 2017 sono in programma prestigiose destinazioni: Los Angeles, Tokyo e Seul.

La realizzazione di questo spettacolo è interamente frutto del duro lavoro intrapreso dai ragazzi del Corso Universitario di “Teatro Integrato dell’Emozione” e la scelta di un adattamento de “La tragedia di Tito Andronico” di Shakespeare è data dell’impronta prettamente sanguinaria che questo testo porta con sé. La prima tragedia composta dal Grande Bardo, attraverso la violenza che aleggia in ogni sua scena, ben rispecchia l’anima e il clima di perenne difficoltà politica e sociale con la quale ci confrontiamo quotidianamente.

Ciò che viene maggiormente evidenziato dell’opera di Shakespeare non è il dramma, che presenta un’evidente commistione tra tragedia degli orrori e tragedia della vendetta, ma l’alternarsi di vere follie e di follie simulate.

Gli stati d’animo, i tempi e i ritmi dei grandi attori sono molto simili a quelle delle persone con patologie psichiche e questo esperimento è la conferma che per interpretare un personaggio e farlo vivere di vita propria, ciò che più conta è l’emozione da vivere e da far vivere.