Roma alza gli scudi di cemento contro il terrorismo

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Dopo l’attentato di Barcellona anche nella Capitale si corre ai ripari. Controlli ai massimi livelli e costruzioni di cemento davanti ai centri turistici

Siamo al sicuro? – Sono passati pochi giorni dalla terribile aggressione al cuore di Barcellona. La Rambla non rappresenta solo uno dei centri del cosmopolitismo moderno, ma soprattutto un centro di aggregazione sociale occidentale. Una delle tante vie o piazze dove ‘persone tutte’ si riuniscono, camminano, assaporano la città. Non è un’intuizione giornalistica scrivere che con questi attentati i terribili nuclei jihadisti puntano a minare la nostra libertà, ma è di chiara rilevanza una riflessione sulla natura umana: ogni uomo nasce libero, ognuno di noi diverso, magicamente inimitabile, ma tutto questo ha un prezzo…il rispetto.

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“Ora tocca all’Italia”; ma la capitale si blinda

– Con un nuovo messaggio minatorio diffuso sul web, l’Isis ha lanciato la sfida alla nostra penisola. Non è la prima volta che questo succede, ma dopo Francia, Germania e Spagna la paura cresce. Non è il momento degli allarmismi, è naturale; lo stesso ministro Minniti ha dichiarato che pur esistendo un pericolo reale non cambieranno gli standard di sicurezza. Ma intanto le nostre città cominciano a cambiare. Grossi ammassi di cemento sbarrano le strade dei marciapiedi più battuti dai turisti.

Colonne di fioriere pesanti bloccano l’ingresso alle auto nei centri storici. Quelle che prima erano Ztl ora sono delle vere e proprie dogane, con telecamere in registrazione continua e controlli senza sosta. Le forze dell’ordine dispiegate hanno attrezzature speciali, pronte ad ogni evenienza e la nostra intelligence lavora per assicurare che nulla accada. I luoghi della nostra storia, i nostri monumenti, i centri d’arte vedono come primi visitatori no-stop il nostro esercito, che ne ‘disegna’ i contorni.

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La normalità è vivere nella speranza di non dover avere paura – Non avrei mai pensato di attraversare via dei Fori Imperiali ed avere paura che qualcosa possa succedermi; di non riuscire a godere del tramonto sul Gianicolo perché troppo impensierito dalle parole dei media. In verità sono ancora lì che passeggio per le bellissime vie della mia stupenda Roma. Ma quando vedo le forze armate e i blocchi in cemento quel nodo che mi lega lo stomaco torna a farsi sentire. Il timore c’è e il panorama ridisegna il dipinto. Ma noi restiamo i protagonisti del nostro futuro, mai spaventati veramente, ma piuttosto unicamente pretenziosi della nostra libertà.