La Raggi fa retromarcia sui campi rom. Verranno chiusi

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La sindaca di Roma ci ripensa. Sul piatto un nuovo piano che prevede la chiusura dei campi rom. Si parte da Barbuta e Monacchina

Cambio di guardia per la sindaca di Roma

Non molto tempo fa vi abbiamo parlato del richiamo che l’ONU aveva fatto alla sindaca Virginia Raggi. Le veniva infatti contestato il famoso Piano per l’Inclusione dei Rom, già previsto dalla giunta Alemanno e ripescato della prima cittadina grillina il 7 marzo scorso. Nella lettera delle Nazioni Unite si contestava l’idea di spendere un ulteriore milione e mezzo per costruire un nuovo campo nel XV Municipio.  Fortunatamente ad oggi le cose sembrano diverse e, con un cambio di rotta, si inizierà a lavorare per la chiusura dei primi campi rom. “Si partirà da quelli di Barbuta e Monacchina“, ha dichiarato la sindaca, aggiungendo che:

Finalmente a Roma saranno superati i campi Rom. Abbiamo approvato un piano che consente di riportare Roma in Europa, abbiamo appreso le migliori prassi che hanno funzionato e le portiamo a Roma per superare i campi. Iniziamo con due campi. Nel frattempo negli altri verranno avviati dei progetti con i Municipi

Il piano del Comune di Roma

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la Raggi ha parlato del piano per arginare il problema e superare le aspre critiche che le stanno piovendo addosso dopo la decisione di chiudere i primi due campi rom.

“Abbiamo avviato un censimento – ha detto la sindaca-. Non avveniva dagli Anni ‘90. Sui 4.500 occupanti sarà effettuata una verifica patrimoniale grazie ad accordi che stiamo realizzando con Agenzia Entrate e Guardia di Finanza. Chi ha risorse proprie verrà mandato via dai campi; per gli altri c’è il Patto di Responsabilità: un accordo che prevede requisiti e obblighi precisi per chi partecipa. Chi non lo rispetta è fuori”

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Molte sono però le incertezze lasciate scoperte che già fanno discutere cittadini ed opposizioni. Il famoso Patto di Responsabilità, infatti, scaturito dai 3,8 milioni messi in campo dall’Unione Europea, garantirà a circa 130 famiglie rom (800 persone) scolarizzazione, occupazione, salute e abitazione. Ed è proprio sul tema immobiliare che si stanno soffermando i cittadini romani. Le case popolari, che come sappiamo godono di liste d’attesa ‘secolari’, saranno infatti garantite prima a tutte le realtà rom che rientreranno nel patto e poi ai residenti.

Le rassicurazioni della sindaca

La Raggi ha comunque rassicurato i cittadini facendo notare che “finora, i campi sono costati 24/30 milioni ogni anno: i risparmi potremo destinarli alle fasce più deboli“. E a chi le chiede perché far partire un nuovo piano sociale proprio dai rom, risponde:

Non è così. Dopo 13 anni Roma ha un piano sociale realizzato grazie a 15 incontri pubblici nel corso dei quali io e l’assessora Baldassarre abbiamo ascoltato i cittadini