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Libri come: Carrére e McEwan tra fiction e non-fiction

Emmanuel Carrére e Ian McEwan. Due scrittori, due incontri, due modi differenti di vivere la letteratura. Nella penultima giornata di Libri Come hanno presentato i loro ultimi lavori e spiegato al pubblico che cosa significa scrivere un romanzo.

LIBRI COME –  Emmanuel Carrére sale agilmente sul palco. Un abito chiaro color sottobosco, sportivo, la camicia aperta sul petto e una pettinatura disordinata. Qualche ora dopo, Ian McEwan, invece, si muove con la camminata un po’ più goffa; è vestito di tutto punto e porta due grandi occhiali da vista. Seduto, assume una posa da intellettuale démodé. Non hanno ancora proferito parola ma già lasciano intuire come stanno le cose.

Nel primo incontro, il francese dialoga con Sandro Veronesi, scrittore nostrano, premio Strega. Tiene in mano la copia italiana dell’ultimo romanzo di Carrére, Propizio è avere ove recarsi, da cui legge estratti qua e là, facendo divertire molto il pubblico e l’ospite. “Qui dentro“, esordisce Veronesi sventolando in aria il romanzo , “c’è tutto Carrére. Ma chi è Carrére?“. Pone all’ospite una decina di domande che spaziano dalla letteratura alla morale, dalla vita privata dello scrittore a quella pubblica, senza mai perdere di vista il tema centrale della tre giorni: i confini.

Sì, perché la domanda centrale, posta indirettamente a Carrére, è la seguente: quali sono i limiti oltre i quali lo scrittore può (o deve) spingersi? L’autore di Limonov risponde, divertito, di essere un viaggiatore e di aver perso da tempo l’interesse per le cose che non sono accadute. “Non riesco più a scrivere fiction“. “Sei un documentarista, allora!“. Sì. Ne sono prova non solo i temi dei suoi romanzi, biografie di uomini realmente esistiti, ma anche il modo stesso di scrivere e descrivere le persone. Veronesi legge la descrizione di una donna, da cui è origine la profonda e ragionata poetica dello sguardo che muove l’autore: i personaggi sono visti già per come sono. Carrére fa ritratti, e la sua genialità risiede proprio in questo: vedere le persone, quelle vere, per come sono.

Alle 21.00 la Sala Petrassi è ancora stracolma.

Entra, flemmatico, il britannico McEwan, quello di Espiazione per intenderci, ed è una pioggia di applausi. Il suo ultimo lavoro si intitola Il guscio. L’intervistatore Mario Sinibaldi, aiutato dalla voce straordinaria di Fabrizio Gifuni, si diverte a raccontare la storia, che definisce “la più comica di McEwan”: si tratta di un feto che ascolta e immagina il mondo dalla placenta di Trudi, sua madre. È vero che di diciassette libri scritti ognuno ha un tema diverso ma questo, va detto, è davvero strano. Perché proprio un feto?

Di un feto ti puoi fidare. La sua è una tabula rasa: non è viziato da nessun pregiudizio o religione, nessuna morale, nessuna conoscenza in particolare“.Tipica risposta all’inglese, sottolinea Sinibaldi. L’ospite sorride, e afferma, senza vergogna, di essere uno scrittore da tavolino, abitudinario. Alle 9.30 di mattina inizia a scrivere. Dopo aver terminato il romanzo, poi, si prende un anno sabbatico.

Ma io sono un empirista alla Locke e Hume” insiste l’inglese, “Nel senso che se c’è un problema non ci rotolo dentro come i cultori delle scienze umanistiche. A me piace affrontare le sfide e tirarne fuori qualcosa di buono. Dovremmo essere tutti più ottimisti“. La sua fiction, nonostante sia fiction e dunque narrativa d’invenzione, arriva dritta al punto. Quella di Carrére nasce dalla vita vera, dall’esperienza diretta e nei suoi libri racconta con la medesima crudezza la giostra della vita. Quindi, in definitiva, la soluzione dove si trova? Nel mezzo proverbiale?

Io non credo.

Chapeau Mr. Carrére. Chapeau, Mr. McEwan.

 

 


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About Gabriele Orsi

Classe 1991, vive a Roma dove si è laureato in lettere classiche e prosegue gli studi in Filologia Moderna. A ottobre è uscito il suo primo romanzo dal titolo «Ali di piombo», edito da Armando Curcio Editore, in tutte le librerie e online.

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