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Ancora polemiche per le nuove luci LED installate per tutta Roma

Montuori apre un tavolo operativo per discutere il piano sull’illuminazione a LED. Dopo le aspre critiche, giunte da ogni fronte, si spera in una soluzione

Viste le numerose critiche, l’assessore all’urbanistica, Luca Montuori, riapre il caso dell’illuminazione cittadina, provando a mettere tutti d’accordo. La sostituzione delle prime lampade era stata voluta dall’amministrazione Alemanno, in ottemperanza alla sigla dell’accordo di Kyoto sottoscritto dal Campidoglio nel 2009. Il piano prevedeva, già allora, la sostituzione di 186.000 corpi illuminanti. Il progetto, mandato avanti anche dal sindaco Marino, ha trovato un grosso iceberg con la giunta Raggi. Infatti dopo la sostituzione, in pieno centro, dei vecchi apparati luminosi, risalenti agli anni 80, i cittadini e non solo hanno subito manifestato il loro disaccordo. A detta delle critiche, la nuova organizzazione luminosa a LED della città eterna andrebbe a snaturare il proprio impianto storico, rendendo il paesaggio troppo freddo ed innaturale.

I vantaggi dovuti alla sostituzione delle vecchie lampade

In un intervista aperta al quotidiano ‘Repubblica’, il neo assessore Montuori ha fortemente sostenuto la validità del nuovo piano per l’illuminazione della città. Convinto dei forti vantaggi che porterebbero le nuove lampade a LED, l’architetto del capidoglio ha stimato un risparmio di 24 milioni l’anno. Acea conferma i dati, aggiungendo che in termini di impatto ambientale lo sconto sulle emissioni di Co2 sarebbe di circa 35.000 tonnellate l’anno e 185.000 tonnellate di petrolio equivalente. In aggiunta a questo tocca ricordare che le vecchie lampade contenevano mercurio, quindi erano considerate ‘rifiuti speciali‘. Grazie alle nuove tecnologie, invece, si andrebbe a risparmiare sullo smaltimento di quasi un milione di fari. Un quadro incoraggiante che però poco interessa ai contestatori che vedo privarsi la bellezza della città.

I primi attacchi

Margherita Eichberg, ormai ex Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio, è stata la prima a criticare le scelte del comune. Nessuno si era infatti posto il problema di interpellarla e in una lettera al collega Parisi Presicce, tuonava così:

La materia luce-corpi illuminanti va definita in accordo con la Soprintendenza, come fatto di recente per il piano degli impianti pubblicitari e per l’arredo urbano. Si resta pertanto in attesa di esaminare nei dettagli l’intero piano, manifestando la massima disponibilità a collaborare con l’obiettivo di ridurre i tempi, ma ribadendo la necessità di ridiscutere le scelte operate sulla base di uno studio storico critico. Nessuna riflessione critica – a quanto risulta – è stata condotta da codesti uffici preventivamente alla decisione di procedere alla revisione delle luci della città. Né la Soprintendenza è mai stata formalmente consultata, o invitata, a trattare il tema in una conferenza dei servizi“.

Una mancanza evidente che ha stizzito la Einchberg e ha posto subito sull’attenti l’assessore all’urbanistica. In una nota ufficiale, infatti, Montuori ha annunciato che da oggi l’ufficio delle Belle Arti e Paesaggio sarà accorpato alla Soprintendenza al Colosseo, al fine di studiare “accorgimenti per adottare la variazione di colore“.

Una battaglia anche dei cittadini

Non solo la Soprintendenza, anche i cittadini hanno manifestato il loro dissenso per le scelte messe in opera dalla giunta. Tra le varie voci dei cittadini, che accusano di vivere, per colpa delle nuove lampade, in una ‘città obitorio’ (quasi fosse un freezer), si son fatti sentire gli abitanti di Trastevere. Commercianti e residenti, tutti in accordo, hanno manifestato ponendo sui tavoli dei locali, sulle scale dei negozi e fuori dalle finestre delle abitazioni, delle candele come simbolo anti LED.

Immediata la risposta di Montuori a placare gli animi affermando che: “Ci siamo accorti che Acea aveva rimosso i vetri laterali, diversamente da quanto stabilito. E abbiamo chiesto e ottenuto che fossero ripristinati i vetri che contribuiscono a scaldare il colore della luce“. Per quanto riguarda le piastre sospese, invece “abbiamo deciso che su 7-8000 lampade sospese istallate ne cambieremo circa 3000, quelle nei luoghi strategici, come il centro storico e non solo. Al loro posto rimetteremo la classica lampada romana“.

Una risoluzione attesa in tutto il mondo

La situazione romana ha destato la curiosità veramente di tutti. Il New York Times pochi giorni fa ha contribuito alle critiche piovute da ogni dove. Anche Valentina Grilli, presidente del Fai per il Lazio, ha affermato che:

“Non si tratta di un semplice cambio di lampadine. A rischio c’è la bellezza di Roma, il fascino dei quartieri, il rispetto della sua storia e della città. I colori della notte della parte storica devono avere la dignità di una progettazione accurata”.

A loro si sono uniti archeologi, studiosi e persino Vittorio Sgarbi su La7 ha voluto dire la sua. Un caos creatosi per salvaguardare una delle città più belle del mondo; ma che vede, da parte sua, un investimento economico mastodontico da parte dell’amministrazione, mirato al risparmio di molti milioni. Il giusto compromesso saprà trovarsi, così da avere una Roma ben illuminata e, nella sua gestione, faro per le altre amministrazioni europee.


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About Emanuele Battaglia

Emanuele Battaglia
Studente presso la Sapienza di Roma, ho sempre investito la mia vita nello studio accompagnato al lavoro. Le mie passioni più grandi sono la scrittura, la fotografia, la politica, la comunicazione polivalente ed il tempo libero, da passare in lieta compagnia. Il motto del mio lavoro è: "Analizza ogni cosa come se dovessi scattare una foto; inquadra la situazione, metti a fuoco i dettagli e cattura la verità che in quel momento ti si presenta davanti!"

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