A Piazza Trilussa con un cartello per un sogno

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piazza trilussa

Abbiamo intervistato Manuela Fabio per chiederle perché sabato scorso si sia messa con un cartello a piazza Trilussa per un sogno.

Di seguito l’intervista a Manuela Fabio, milanese di nascita ma romana d’adozione, che ha deciso di provare a inseguire il suo sogno, mettendosi sabato scorso con un cartello a Piazza Trilussa.

Partiamo subito con il tuo rapporto con Roma da milanese? Che cosa ami-odi?

In un’unica parola: controverso. Più tendente alla sindrome “Dr Jackie e Mr Hide”! Ovvero: un costante sentimento di amore/odio in grado di mutare da un minuto all’altro. Senza contare che sono milanese di nascita e capisci bene che quando per amore di ultrà laziale doc lasci la bambagia meneghina di Corso Buenos Aires per finire in uno dei quartieri più malfamati della periferia capitolina: è un gran bel trauma!
Ad ogni modo: odio Roma per la sua sporcizia, per il degrado di tutti i quartieri che non sono centro storico (ovvero l’80% di questa città) e per la sua totale inefficienza, con menzione particolare per il trasporto pubblico. Incredibile, ma vero: l’Ottava Meraviglia del mondo offuscata da una vivibilità da terzo mondo! È un peccato. Indigna.

Ma poi ci sono i romani! Con la battuta sempre pronta. Ed in alto un sole 4×2 su sfondo blu cobalto. E ancora quanta verità in “quanto sei bella quann’è sera!”. E strepitosa Roma lo è sempre. All’alba, di giorno, al tramonto: maestosa, imponente! E poi romantica. Nonché contraddittoria.
Così che dall’eleganza dell’Altare della Patria alla “caciara” di Trastevere è un attimo. E dal tran tran cittadino ad un tramonto in riva al mare pure! Sì insomma: quando la metro C sarà finita noi convivremo con l’Intelligenza Artificiale, ma io mi armo di cuffiette, Negramaro e di un buon libro. Va bene così!

Parlami della tua passione per la scrittura


Non c’è passione per la scrittura che non nasca dalla passione per la lettura! Il mio primo libro è stato un Agatha Christie. Ed ero già grandicella ai tempi! Ma ad oggi ringrazio ancora chi mi obbligò a leggerlo.
Da lì non mi sono più fermata. E ho cominciato a divorare libri di ogni genere come divoro adesso la mia vita! Scrivere invece -come azione vera e propria, intendo- nasce per caso. Un’azione naturale e spontanea! Migliorata negli anni e diventata col tempo né più né meno che la mia unica valvola di sfogo in una vita non propriamente facile. Scrivere -e quindi condividere grazie alla potenza immane che le parole hanno- ha dato un “senso” a tutte le mie vicissitudini. A quelle belle. Ma soprattutto: a quelle brutte!
C’è che la gente difficilmente si racconta per quel che è davvero. I Social e il 2.0 pullulano di vita patinata. Chi farebbe mai una diretta dal bagno con le mutande calate, per esempio?! Sì, insomma: scrivere ha dato un senso alla mia vita. Letteralmente! E non esagero. E se non ci fosse stata una quotidianità da raccontare, per riderne o piangerne insieme: non avrei mai cominciato a farlo! Quindi è da lì che traggo spunto quando scrivo: dalla vita. Quella vera! Senza fronzoli. Schietta. Cruda. Come solo la vita sa essere! Alti. Bassi. Soprattutto bassi. Quelli che la gente non racconta mai, nonostante siano in proporzione una netta maggioranza della vita di chiunque. E vi sfido ad asserire il contrario!
Stilisticamente invece: siano sempre lodate Selvaggia Lucarelli, Margaret Mazzantini e Sophie Kinsella!

Che cosa ti ha portato a Piazza Trilussa con un cartello?

Ovviamente per promuovere il libro ho iniziato tramite i Social, Facebook su tutti! Ho stalkerizzato tutti i miei 535 “amici” inviando loro un messaggio privato e i più cari a loro volta hanno davvero cominciato il passa-parola. Ultimamente però non sapevo più dove sbattere la testa, così mi sono armata di un cartellone giallo con lo slogan “2 euro e 99 per un grandissimo sogno: chiedetemi almeno qual è”, di una peroni da 66 per trovare il coraggio e sono andata a Piazza Trilussa per chiedere aiuto alla gente comune, ma sconosciuta! Il risultato? Mi ha davvero sconvolta. E non positivamente, ovvio!

Le uniche persone che si sono avvicinate: tre stranieri. Tutti gli altri immobili. Alcuni armati dell’immancabile telefonino per riprendere la scena, altri che guardavano altrove addirittura imbarazzati. Tutti comunque hanno palesato stupido pregiudizio! Vedi?! Ho sempre creduto nella bontà del prossimo, ma mi sono dovuta ricredere. La vera piaga di questa nostra razza è l’indifferenza. È davvero l’indifferenza che ci sta uccidendo! E che ci ucciderà. Le dirette in bagno? Ancora una velata critica per questo mondo 2.0! Un mondo, quello attuale, non solo indifferente, ma ossessionato dall’apparire. Su Facebook tutti felici, perfetti, composti. Io invece ti sputo fuori la vita vera: e nella realtà la gente si siede sul cesso, si fuma una sigaretta e pensa. E canta. Il cesso è il mio migliore amico, nonché luogo di grande ispirazione! Quindi cosa ci sarà mai di così strano a parlare da lì?!?Ah, sì: il pregiudizio. È un mondo di benpensanti, in fondo. Indifferenti e benpensanti: binomio pessimo. piazza trilussa

Mi parli del concorso?

Il mio libro Versace N’altro litro, l’avevo davvero ultimato e dovevo trovare il modo di pubblicarlo! Essendo squattrinata, più tendente al lastrico, l’unica possibilità che avevo era partecipare ad un concorso letterario che mettesse in palio non denaro, bensì la pubblicazione dell’opera. Ho solo cercato on line quello più adatto a me. E con questo è stato colpo di fulmine! “Un best seller nel cassetto”. Non solo mi è piaciuto a pelle -ed io vivo di istinti- ma offriva comunque una lettura assicurata dell’intera opera con tanto di critica da chi nel settore è un professionista. Il tema era libero, non prevedeva limiti di cartelle come la maggior parte dei concorsi e, soprattutto, si affidava per la vittoria ai lettori e tombola! A dire il vero non avrei mai pensato neanche di superare la prima fase, quella in mano alla Lupieditore che ha scelto se pubblicare l’opera in digitale su Amazon a sue spese, figurarsi se avrei mai pensato di venderne davvero più di 100 copie! Ad ogni modo la gara è ancora lunga e finirà definitivamente il 15 di settembre. Entro questa data il libro più venduto e recensito su Amazon tra i 100 partecipanti al concorso vincerà davvero un SOGNO: pubblicazione cartacea di 4000 copie con contratto editoriale e tutta la pubblicità annessa e connessa a loro carico! Per non parlare di un tour di tre presentazione, la partecipazione a fiere, interviste radiofoniche, che se ci penso -ad un tal miracolo, intendo- ci rimango secca!

Che cosa ti aspetti da questa esperienza o che cosa ti ha dato?

Da questa esperienza io esco già Vincitrice! E ‘sti cavoli della classifica. Perché mai, e dico mai, mi sarei aspettata che le persone lo acquistassero realmente, ma soprattutto: che lo leggessero davvero! Ed invece ogni giorno mi arrivano messaggi privati di gente che si complimenta: dicono che l’ho fatta davvero piegare in due dalle risate oppure emozionare con i miei momenti no e quei drammi esistenziali di vita vissuta. Tra parentesi: ho rivalutato parecchie persone! C’è chi mi ha stupita, chi mi ha delusa. Paradossalmente le più grandi soddisfazioni sono arrivate da gente che mai avrei pensato!

Ma non è solo questo: è un’esperienza che mi ha realmente salvato la vita. È arrivata quando ormai ero stremata dall’ennesimo fallimento che mi accompagna da sempre professionalmente. Ero sfibrata, stanca, delusa, disillusa. Perché la gente mi conosce per l’ironia, è vero! Ma se solo le quattro mura della mia cameretta potessero parlare.
E la vuoi la verità che mi contraddistingue?! Sono terrorizzata. Perché quando tutto questo finirà, che sia da vinta o vincitrice, io da dove trarrò un’altra “botta di vita” del genere? Un altro obiettivo così grande ed importante da inseguire? La stessa spinta vitale? La stessa gratificazione?
Sì: sono decisamente Terrorizzata. Anche se penso non si possa realmente capire.

Domani, nella seconda parte dell’intervista Manuela racconterà meglio del libro e di che cosa potrete aspettarvi leggendolo.