Fassina, il suo programma per i romani

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Stefano Fassina interviene ai microfoni di Radio Sapienza riassumendo il suo programma elettorale principalmente basato sul miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei romani

“I punti principali del mio programma elettorale partono da una visione della città che mette al centro le difficili condizioni economiche e sociali di tanti suoi abitanti, e intende affrontare le principali esigenze economiche e sociali, come la ristrutturazione del debito capitolino, per poi finanziare le misure di riduzione dell’addizionale comunale all’irpef”. Così il candidato di Sinistra Italiana, Stefano Fassina esordisce ai microfoni di Radio Sapienza dopo la riammessa candidatura.

Durante l’intervista, Fassina ha avuto modo di affrontare ogni punto saliente del suo programma, a partire dai giovani “che costituiscono una parte importante e qualificata di Roma. Noi vogliamo sostenere tutte le forme possibili per una amministrazione comunale di diritto allo studio e quindi aiutare le università con gli alloggi, per diminuire la piaga dello sfruttamento degli studenti con affitti e costi per la casa insostenibili. Vogliamo poi aprire un confronto con la regione per aumentare il numero di borse di studio e prevedere sconti fino alla gratuità per alcuni servizi fondamentali, dai trasporti all’ingresso nei musei e quindi attivare tutti gli strumenti per dare effettività allo studio che al momento è puramente informale”.

FassinaPer poter adempiere a queste promesse c’è bisogno, tuttavia, di migliorare la situazione finanziaria. Su questo argomento Fassina interviene puntando il dito contro le precedenti amministrazioni: le privatizzazioni vadano riviste, perché non hanno funzionato ma solo aumentato i costi e le tariffe per gli utenti. Sappiamo che tante aziende municipalizzate hanno bisogno di una radicale riorganizzazione, a cominciare da Atac e Ama, ma devono rimanere a controllo di proprietà del Comune di Roma. Noi non vogliamo arretrare nella proprietà di Acea, ma dare piena attuazione al referendum del 2011 e scorporare le attività idriche e concentrarle in una società che deve diventare del 100% del comune di Roma. Lo stesso approccio riguarda il patrimonio capitolino che la precedente giunta ha puntato a valorizzare, mettendo in vendita o cercando di affittarle a prezzi di mercato, con la conseguenza di mettere fuori gioco centinaia di associazioni e centri sociali autogestiti che oggi costituiscono il terreno decisivo per la produzione culturale e la tutela per l’ambiente a Roma”. 

Proseguendo sul discorso fondi e su come questi vadano utilizzati, l’ex Pd si pronuncia sulle Olimpiadi: “noi riteniamo che al momento Roma abbia altre priorità. Si era partiti da un progetto a costo zero e dopo poche settimane siamo arrivati alla proposta di 140 milioni all’anno per le olimpiadi da parte del comitato promotore. Noi riteniamo che oggi quei 140 milioni debbano essere spesi innanzitutto per far funzionare la Roma-Lido, dove ogni giorno viaggiano 80mila romani, per ultimare la metro C e continuare la metro A e B, per aumentare il collegamento alle periferie abbandonate dal trasporto pubblico. Abbiamo proposto un referendum da fare a Roma attraverso il quale i cittadini romani possano scegliere tra gli investimenti per le olimpiadi e gli investimenti per migliorare una quotidianità che oggi è insostenibile”.

Tra le altre priorità c’è anche la situazione degli asili nido: “Vogliamo finanziare gli asili nido e ridurre le rette che oggi impediscono a tanti bambini di frequentare il nido e la scuola d’infanzia, dimezzare la tariffa dei rifiuti per negozi e botteghe artigiane in difficoltà, finanziare un reddito di dignità e portare fuori dalla povertà circa 13mila famiglie povere con bambini a carico”.

Conclude con un commento sui recenti attriti con il Pd “Noi non disperdiamo i voti della sinistra. In questi ultimi due anni si è creata una frattura profonda per le scelte che il PD ha fatto sul Jobs Act, sulla scuola, sulla revisione costituzionale, sulla Rai e sulle trivelle, e si è determinata in particolare a Roma: la separazione si è avuta a fine ottobre, quando il PD ha portato i suoi consiglieri insieme a quelli della destra per concludere l’esperienza di Marino. La rottura non è di ceto politico ma di popolo. Chi pensa che il problema sia il sottoscritto si illude, anche perché se avessi scelto di schierarmi con il PD ci sarebbe stata sempre quella parte di elettori di sinistra che si sarebbe discostata. Ora c’è il PD di Marchionne, il PD delle banche. Il problema è profondo, ha una dimensione culturale etica e sociale e nessun accordo di credo politico lo cederebbe. È un cambiamento a prescindere perché, del resto, noi in Parlamento abbiamo contrastato tutte le scelte principali fatte dal governo Renzi”.

Fonte: Radio Sapienza