El Loco Bielsa, da dove arriva il filosofo allenatore che guiderà la Lazio?

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el loco

In Argentina, si sa, chiunque si discosti da ciò che la comunità definisce “normale” viene ribattezzato el loco: la traduzione letterale del termine è pazzo, la vera e propria definizione di Marcelo Bielsa, filosofo del calcio e maestro di tattica

“L’insuccesso è formativo: ci rende stabili, ci avvicina alle nostre convinzioni, ci fa ritornare ad essere coerenti”. 

Il virgolettato esprime al meglio la personalità di Bielsa: non è che quando si vince è tutto perfetto e quando si perde è tutto da buttare. Il successo, per il tecnico argentino, deriva da ciò che si è riuscito ad imparare nei momenti più difficili della competizione, quei momenti in cui i risultati magari non arrivano e tutto ciò che fai sembra essere sbagliato. E’ proprio per il suo essere costantemente controcorrente, in una perenne battaglia contro la mediocrità e contro i poteri forti, che Bielsa è riuscito a crearsi innanzitutto un personaggio da interpretare con una dedizione fuori dal normale, proprio come lui.

Nato e cresciuto a Rosario, città del Che e di Lionel Messi, Marcelo Bielsa non ha avuto l’infanzia strappalacrime che in altri casi ha fatto scendere una lacrima ai telespettatori degli show televisivi: figlio dell’alta borghesia, gli inizi del Loco sono costellati da nomignoli dispregiativi in relazione proprio ai suoi ricchi genitori. El señorino Marcelo è visto quasi esclusivamente come un giovane che si sporca sui campi da calcio cercando un divertente passatempo. Niente di più sbagliato: Bielsa è attratto dal calcio non per il divertimento, Bielsa vuole che il calcio entri nella sua vita perché ha capito che quel gioco può essere interpretato diversamente da come era stato fatto fino a quel momento, Bielsa ha capito che il calcio può essere sottoposto in favore della tattica e degli studi maniacali.

“Mi piaceva leggere di Menotti e di Bilardo ma non potevo comprare ogni giorno i dodici quotidiani che arrivavano a Rosario, così cominciai a gestire un’edicola in centro”.

Bielsa non è stato solamente studio e tattica: nelle sue prime esperienze era un allenatore a tutto tondo, un allenatore che oltre agli allenamenti a tutte le ore del giorno, le sedute tattiche infinite e gli incontri con i suoi giocatori in veste più di psicologo che di coach, ha percorso più di ventiquattromila chilometri in tre mesi in lungo e in largo per l’Argentina alla ricerca di giovani talenti da portare con sé al Newell’s Old Boys, squadra di cui è diventato nel 1987 allenatore delle giovanili. Nella sua febbrile ricerca Bielsa si è imbattuto in molti nomi diventati con il passare del tempo noti al grande pubblico: primo fra tutti Gabriel Omar Batistuta, scoperto appena sedicenne nei dintorni del distretto di Avellaneda, a pochi chilometri da Rosario.

Grazie al suo lavoro, El Loco aveva creato dal nulla una rete di scouting che riusciva a coprire l’intera Argentina! Con le giovanili del Newell’s Bielsa vince a mani basse ogni competizione a cui partecipa e viene lanciato subito in prima squadra. Nella nuova avventura porta con sé più di dieci giovani che aveva visto crescere, tra cui, oltre a Batistuta, c’erano anche Sensini, Heinze e Balbo, per citarne tre. Primo anno da professionista, primo campionato vinto. E’ la nascita del mito, la nascita della figura controversa ma vincente che Bielsa si è portato dietro per tutta la carriera, anche nei momenti più difficili. Il calcio del Loco è una vera e propria rivoluzione: tagli in profondità continui, ossessiva ricerca dello spazio, continua copertura della metà campo avversaria, giocate a due tocchi, pressing costante per tutti i novanta minuti e ripartenze fulminee. Mai nella storia di questo sport si era vista una squadra con questo vigore.

Il modulo di Bielsa la dice lunga su quanto el Loco abbia cambiato tutto ciò che c’era da cambiare nella concezione del calcio popolare: le sue squadre giocano con un inedito 3-3-1-3. Una linea difensiva fatta di tre centrali ravvicinati, con due marcatori e uno che sappia impostare il gioco dalle retrovie, senza due veri e propri terzini sulle corsie laterali; un centrocampo a tre impostato su un giocatore che sappia fare sia la fase difensiva a protezione delle difesa, sia la fase offensiva e la relativa impostazione palla a terra, oltre che a due esterni in grado di legare facilmente il reparto difensivo e quello offensivo. La punta di diamante è il trequartista, uomo a tutto a campo che crea gioco e collega il centrocampo ed il tridente d’attacco, composto da due laterali che devono fare un pressing costante sulla difesa avversaria più un centravanti vero, dotato fisicamente ed in grado di concludere a rete oltre che fare sponda verso i compagni durante le ripartenze.

I cambiamenti in una squadra si fanno quando si vince, non quando si perde. Quando si perde è il momento di osservare e capire.

Il futuro di Marcelo Bielsa, detto el Loco, è come un sipario che ancora non si alza: dopo aver allenato la nazionale argentina e quella cilena, aver stupito l’Europa intera con il suo Athletic Bilbao e aver toppato all’inizio di questa stagione con l’Olympique Marsiglia, ora dovrà far vedere in Italia, alla Lazio, di essere un pazzo, ma vincente. Le rivoluzioni sono belle da vedere e riempiono di adrenalina, ma quando portano a risultati importanti diventano storia. Non sappiamo come andrà a finire, ma di certo la Lazio con el Loco in panchina avrà un ritorno d’immagine in tutto il mondo e magari anche ottimi risultati sul campo. Con il Marsiglia nel suo anno migliore ha dato filo da torcere anche al PSG di Ibra, se si creerà la giusta alchimia tra allenatore e giocatori tutto diventerà possibile. Ed immaginiamo che qualche tifoso biancoceleste un pensierino di fare una piccola scommessa sul prossimo campionato di Serie A puntando sulla vittoria della Lazio ce la farà di certo.