Atac, un disastro. Emma Bonino spinge sul referendum

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La leader dei Radicali, Emma Bonino, promuove il referendum per privatizzare Atac: “L’azienda è decotta ormai da anni; serve privatizzarla”

“Mai una volta che arrivasse puntuale”

Siamo a Roma, una delle capitali più  belle e turistiche d’europa. Siamo davanti ad una fermata dell’autobus. Sentiamo parlare lingue diverse. Scorgiamo turisti con le cartine della città in mano, scarabocchiate ad indicare i punti d’interesse. E noi che viviamo a Roma da anni, e che quel mezzo di trasporto pubblico dobbiamo prenderlo per arrivare in tempo a lavoro, ci chiediamo: “ce la faranno i nostri amici viaggiatori a raggiungere la meta? ce la farò io ad arrivare in tempo, prima che il capo ci faccia la ‘solita’ predica?“. Guardiamo l’orologio ancora, e ancora, e ancora… iniziamo a correre a piedi, tra l’incredulità dei visitatori che adesso iniziano a capire che forse qualcosa non funziona. E’ una storia esasperata (non lontana dalla verità), che racchiude in se una domanda: l’Atac sta funzionando in questi anni o assistiamo, sempre di più, al decadere di un’azienda satura?

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Un referendum per trovare una risposta

Ed è così che il gruppo dei Radicali, guidato dalla forza di Emma Bonino, sta raccogliendo in queste ore le firme affinché si avvii un referendum per l’annessione dell’azienda dei trasporti romana in mano a privati. Una situazione, quella di Atac, che non può andare avanti. I Radicali si stanno rivolgendo ai Romani, per via diretta, visto che – a detta della Bonino – “Roma soffoca per la pessima qualità dei servizi e per una disastrosa situazione finanziaria, risultato di una ultradecennale gestione clientelare delle partecipate“. Ed è proprio grazie al suo sforzo che in queste ore si accende il dibattito tra chi vorrebbe vedere l’azienda in mano a ‘terzi’ e chi invece pensa che le cose vadano cambiate dall’interno.

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Sfortunatamente – ribadisce il leader radicale – “Il M5s, malgrado i proclami elettorali, si pone in perfetta continuità con l’immobilismo degli anni passati. Sia chiaro, non si possono attribuire a questa giunta responsabilità che vengono da lontano, ma in quest’anno non abbiamo visto neanche l’ombra delle riforme che sarebbero necessarie a ribaltare la situazione“. Per questo motivo c’è bisogno di un referendum; affinché il potere ritorni nelle mani dei cittadini.

Metro e bus, tra scandali e sciagure

Un dipendente che mangia un panino mentre trascina per metri una donna incastrata tra le porte della metro; un autobus in fiamme perché ha fuso il suo motore senza manutenzione; ore d’attesa alla fermata perché sulla linea invece di 6 bus ce ne sono 2. Questi ed altri i problemi che sta affrontando “un’azienda tecnicamente fallita da anni e che, malgrado questo, viene tenuta in piedi contro ogni regola dell’economia ma anche del buon senso”. E così i Radicali sono costretti a chiedere l’intervento anche del PD, e del suo segretario in particolare, per poter raggiungere le 30mila firme richieste per il referendum. Perchè – come ribadisce l’ex ministro degli Affari Esteri – “Non c’è alcuna prospettiva di miglioramento del servizio. Questi episodi sono il frutto di una situazione che può essere sanata soltanto aprendo alla concorrenza, mettendo a gara il servizio e restituendo al Comune il ruolo che gli sarebbe proprio, quello di pianificare e controllare“. E quindi, nonostante la meta sia ambiziosa, si spera nel raggiungimento del quorum per vedere finalmente la capitale rinascere dalle sue fondamenta, la mobilità; perché senza di essa non vi è sviluppo, ma solo staticità.